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  • Immagine del redattoreLaura Invernizzi

Martha was Right

Il Martha Mitchell Effect si verifica quando un professionista medico etichetta la percezione accurata di eventi reali da parte di un paziente come delirante, con conseguente diagnosi errata

Torno a parlare di un argomento che ho trattato nei Consigli dal Divano, pubblicati su Instagram e sul sito la scorsa estate dopo aver mandato in vacanza il podcast.


Lo faccio solo ora perché a ridosso di un anniversario che ha cambiato la storia: 17 giugno 1972.

Cinque uomini furono sorpresi all’interno del Quartier generale del Comitato Nazionale Democratico (DNC) al Watergate Complex di Washington, DC. Vennero arrestati e da lì partirono le indagini che portarono alle dimissioni di Nixon il 9 agosto 1974.

All’epoca dei fatti – due anni prima – era in campagna elettorale per la sua rielezione, avvenuta a novembre dello stesso anno.


Fu difficile far emergere la verità, ma una delle figure centrali di questa vicenda fu Martha Mitchell, moglie di John Mitchell, ex procuratore generale degli Stati Uniti nell'amministrazione Nixon (si dimise per seguire la campagna di rielezione del Presidente).


Nel 2022, a 50 anni dall’inizio del Watergate, sono uscite due produzioni che vedono al centro questa figura: il documentario – The Martha Mitchell Effect e la serie TV, Gaslit uscita ad aprile dello scorso anno su Starz, ma come accennavo nella scorsa puntata, a causa della chiusura di Lionsgate+, attualmente non risulta disponibile in Italia in nessun catalogo (mentre altri della stessa piattaforma sono migrati su MGM+).


Era una donna che non passava inosservata ed era nota per la sua schiettezza (The Mouth of the South, la bocca del Sud o Martha The Mouth), le telefonate serali ai giornalisti e le apparizioni televisive.


Il documentario The Martha Mitchell Effect / L’effetto Martha Mitchell disponibile su Netflix ce la mostra attraverso filmati e media dell’epoca. Una costante attenzione ad una donna molto in vista, a volte sopra le righe, ma schietta. In pochi le hanno creduto, soprattutto quando dichiarò di essere stata rapita mentre si trovava in California ed è valsa a poco la riabilitazione a seguito delle rivelazioni che confermavano quanto andava dicendo da anni.


The Martha Mitchell Effect è stato nominato per il miglior cortometraggio documentario ai 95° Academy Awards, ma purtroppo non ha ottenuto la statuetta.


Non conoscevo praticamente nulla di lei ed è un peccato che il documentario duri meno di un’ora, sarebbe stato interessante un ulteriore approfondimento, ma deve averlo pensato anche Netflix perché all’interno del sito troviamo ulteriore materiale.

In particolare un link ad un articolo del giugno 1973 di Vivian Cadden sulla rivista McCall dal titolo “Martha Mitchell: il giorno in cui le risate cessarono”.

Ricostruisce la storia a partire dai giornali. Scrisse infatti: "Il New York Times seppellisce questa storia in fondo a pagina 12. Dopo tutto, perché dare troppa importanza a qualunque cosa Martha Mitchell dica? Non la conosciamo come giullare di corte ufficiale, sempre buona per una piccola storia divertente con le telefonate a tarda notte, sempre buone per una risata?

In realtà, lo scandalo Watergate avrebbe potuto essere scoperto molto prima se non fosse stato per due rapidi mosse deliberatamente progettate per impedire a Martha Mitchell di svelare quello che ora sappiamo essere l'insabbiamento del Watergate. Il primo passo è stato cercare di tenerla il più a lungo possibile all’oscuro che l'uomo incaricato della sua sicurezza, James McCord, era uno di quelli catturati durante l'irruzione.

È stato questo che ha portato alla sua prigionia virtuale per una settimana in un motel della California. Il secondo passo è stato stabilire una nuova immagine per Martha che avrebbe assicurato qualsiasi cosa da lei detta come immediatamente scontata. Marta Mitchell doveva essere trasformata da schietta divertente moglie del capo di gabinetto in una "donna malata" i cui sfoghi non sarebbero stati presi sul serio. Entrambe queste manovre hanno funzionato molto bene."


La stessa Martha, non incolpa il marito, ma la Casa Bianca (almeno all’inizio) e nell’articolo emerge il legame con John che poi ci viene meglio descritto da Gaslit.

Tratta dalla prima stagione del podcast Slow Burn di Leon Neyfak, (adattamento a cura di Robbie Pickering "Mr. Robot"), la serie mette al centro i protagonisti della vicenda a partire proprio da Marta Mitchell, interpretata da Julia Roberts, e il rapporto con marito John, un irriconoscibile Sean Penn e la figlia.

Un rapporto d’amore, ma anche di potere ed ambizione.

Non è l’unica relazione presente nella serie, c’è infatti John Dean (interpretato da Dan Stevens), consulente della Casa Bianca - che ha giocato un ruolo chiave nel rivelare il coinvolgimento di Nixon nello scandalo Watergate - e la sua futura moglie Mo Kane.

Ampio spazio è dato a Gordon Libby, ex agente del FBI ed artefice dell’operazione Gemstone, le cui azioni proposte ed in parte attuate portarono allo scandalo Watergate.


Weilei Ma su News.com Australia scrive: "Gaslit, interpretato da Julia Roberts, Penn e una cavalcata di talenti secondari, è uno di quei rari spettacoli che fa centro su tutti i fronti, dalla sceneggiatura incalzante e dalla regia ispirata alle ottime interpretazioni e alla superba resa sullo schermo.

E questo è tutto sostenuto da una storia affascinante e poco raccontata su una donna il cui ruolo in un monumentale scandalo storico è stato deliberatamente sminuito.

È una degna drammatizzazione della sua storia e getta una luce diversa sullo scandalo Watergate rispetto a quella che abbiamo visto in precedenza attraverso documentari, programmi TV e film, in particolare Tutti gli uomini del Presidente.

Gaslit rende giustizia all'eredità derubata di Martha Mitchell, ma contestualizza anche il suo destino all'interno delle più ampie forze sociali e culturali dell'epoca, ricreando vividamente la paranoia, i giochi di potere e il cinismo del processo politico.

Malgrado l’aspetto patinato tipico delle produzioni televisive americane, c'è una coraggiosa onestà che Martha Mitchell avrebbe adorato."


La scelta del titolo è strettamente legata a gaslighting - parola dell’anno 2022 secondo il dizionario Merriam-Webster - termine utilizzato per definire gli atti volti a far mettere in discussione la propria realtà, attraverso una falsa narrazione.


Deriva dall'opera teatrale del 1938 Gaslight di Patrick Hamilton, da cui è stato realizzato un film nel 1944. Nella storia, un marito cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell'ambiente, per esempio affievolendo le luci delle lampade a gas. La moglie nota questi cambiamenti, ma il marito insiste nell'affermare che sia lei a ricordare male o inventarsi le cose. Questo porta la moglie a dubitare sempre di più delle sue sensazioni e diventare sempre più emotivamente instabile.


Martha Mitchell, da socialite senza peli sulla lingua ed irriverente (si rifiutò di inchinarsi alla Regina Elisabetta) a donna insicura e sola.

Morì nel 1976 a soli 57 anni di mieloma multiplo. Al suo funerale poterono partecipare solo poche persone perché nonostante la separazione, John Mitchell era ancora suo marito e preferì tenere lontani la stampa e i sostenitori che l’aiutarono anche finanziariamente durante la malattia.

Ma arrivarono comunque, così come una composizione di fiori con la scritta Martha Was Right, Martha aveva ragione.


L’effetto Martha Mitchell che h citato all'inizio, è stato introdotto nel 1988 dallo psicologo Bernard Maher nel capitolo di un libro intitolato Delusional Beliefs, proprio a ricordo della sua vicenda.


Prima di avviarmi alla conclusione vi segnalo un altro documentario – si trova su Sky/NowNixon by Nixon: In His Own Words.

Dal 1971 al 1973, Richard Nixon registrò segretamente le sue conversazioni private, con ogni probabilità a scopo di documentazione storica, ma sulla scia dello scandalo Watergate la rivelazione dei nastri compromise la sua posizione, tanto da arrivare alle dimissioni quando era ormai certo che si sarebbe andati all’impeachment.

Nixon per tutta la vita si oppose al rilascio pubblico di queste conversazioni per i suoi contenuti schietti e senza filtri. Tuttavia, dopo la sua morte nel 1994, il governo ha iniziato a pubblicare le 3.700 ore di registrazioni. I nastri finali sono stati resi pubblici il 20 agosto 2013.


Utilizzando estratti da nastri, rapporti di stampa originali e riflessioni di Nixon nel 2014 è stato realizzato questo documentario, della durata di poco più di un’ora.


Nel 1982, John Ehrlichman, l'ex capo consigliere interno di Nixon, espresse preoccupazione per i nastri (questa considerazione è riportata nel documentario): "Il problema è che gli storici prenderanno un'ora di nastro e se ne ascolti un frammento, l'impressione che ti farai di quest'uomo sarà sbagliata. Un giorno, si spera, ci sarà un comitato di storici che ascolterà tutti i nastri ed entrerà in tutti gli archivi e poi uscirà e dirà che Richard Nixon era la più strana e paradossale combinazione di qualsiasi uomo di cui abbia mai sentito parlare. E avranno ragione."


In effetti emerge una figura decisamente sfaccettata, che non esita ad esprimere giudizi lapidari o tratteggiare iniziative verso il nemico:

La stampa è il nemico, dice Nixon a Henry Kissinger. “Devi continuare l'attacco ai media”. E ancora: “Devi continuare a distruggere la loro credibilità”, intima al consigliere speciale Charles Colson.


Paradossale agli nostri occhi invece le dichiarazioni sul Watergate; "La cosa del Watergate beh, passerà". "Sarà finita. Incrimineranno un po' di persone, e poi la dannata faccenda sarà finita".


E invece fu il suo tallone d’Achille ed è spesso ricordato solo per questo scandalo.


Tornando alla protagonista della nostra puntata, la storia di Martha Mitchell è davvero assurda e dolorosa, mi auguro possa appassionare anche voi, come mi auguro di potervi quella dare presto aggiornamenti su dove vedere Gaslit (esiste comunque in DVD).



Immagine di copertina: AP Images/Netflix

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