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  • Laura Invernizzi

Viaggio in Belgio

Nell’elenco delle visioni estive, scorrendo tra le proposte di Netflix - la scelta spesso avviene perché attratti dal titolo, dall’immagine e se disponibile dal trailer – io e Alberto ci siamo ritrovati a guardare due serie belghe in lingua francese.

Caso vuole che una sessione del corso promosso da Detect su EDX “Euro Noir: identità transculturali nelle narrazioni criminali popolari europee” avesse come argomento: Un Paese, tante lingue: il multilinguismo in Belgio.

Quindi perché non parlarne?

Prima premessa: molto spesso le produzioni belghe sono inserite nella categoria nordic noir (ne parlerò in una puntata specifica) ma in realtà ci sono peculiarità proprie, permeate dalla storia e dalla cultura del luogo (questo avviene ovunque, se ci fate caso), ma allo stesso tempo qui c’è una questione linguistica da non sottovalutare: tre sono quelle ufficiali - olandese, francese e tedesco, anche se poi ci sono i dialetti (vedi il brabantino - quello di Bruxelles ha anche influenze francesi, il fiammingo occidentale, orientale e il limburghese) e ancore lingue arrivate con l’immigrazione.

Certo per quanto riguarda le serie TV il problema linguistico viene meno visto che esistono i sottotitoli e il doppiaggio, cosa un po’ più complessa – e costosa – libri in fiammingo che spesso ne pregiudica la distribuzione.

"Il crime invece - ha detto in un’intervista Marc Janssen, a capo del dipartimento fiction di RTBF, emittente pubblica che fornisce servizi radiotelevisivi alla comunità francofona in Belgio, in Vallonia e a Bruxelles - è accessibile e molto attraente perché usa tutti i trucchi che suscitano l'interesse e la curiosità perché stiamo parlando di mistero, di segreti, di trovare la verità."


Certo non basta perché ci deve essere altro che permetta allo spettatore di rimanere su un determinato programma e vederne la fine. "I migliori gialli – è ancora Janssen a parlare - ovviamente sono buoni perché avvincenti e se sono avvincenti significa che lo sono intellettualmente o emotivamente o entrambe le cose."

Deve insomma dirci qualcosa e c’è una caratteristica sviscerata in un’altra intervista, in questo caso a Elly Vervloet, International Drama Executive a VRT – l'emittente nazionale di servizio pubblico per la Comunità fiamminga del Belgio - e che contraddistingue il loro modo di intendere il crime… la scelta di dare più spazio ai personaggi, alla loro vite e alle loro contraddizioni più che sulla trama.

Si scava insomma nel personaggio.


Le due emittenti hanno storie parallele per quanto riguarda lo sviluppo di serie TV, anche se sono accumunate dal fatto di avere budget ridotti e di dover competere cmq in un mercato globale.

Hanno coniato la definizione Belgian Bright…

"Perché ci piace – ha sottolineato la Vervloet - aggiungere un po' di umorismo in tutto ciò che facciamo e abbiamo pensato che fosse un bel collegamento o risposta al noir nordico, perché era molto famoso a quel tempo, lo è ancora. E abbiamo detto ok, vogliamo essere luminosi, ci piace usare più colori nella nostra serie - non tutte sono scure o grigie o blu. Allo stesso tempo, volevamo dire che siamo brillanti perché siamo intelligenti, perché siamo un piccolo Paese e vogliamo stare accanto a quelli grandi."


Senza rinunciare alla lingua, cosa ovviamente più evidente per le produzioni di VRT perché c’è l’interesse a raccontare storie locali, riconoscibili dal pubblico fiammingo.

Sicuramente la sottotitolazione agevola molto la distribuzione e quindi la fruizione…per quel che mi riguarda da quando ho Netflix ho visto molte più serie TV (e anche documentari) di diversi paesi e tutto questo ha permesso di immergermi in luoghi, storie e lingue diverse. (in passato il mio riferimento erano le emittenti inglesi BBC e ITV).

Veniamo dunque a qualche titolo (mi sono dilungata a lungo, ma credo possa essere utile poi ad apprezzare meglio le sfumature).

La prima è La Treve – La tregua, serie in lingua francese in due stagioni da dieci episodi ciascuno, la prima dal titolo emblematico: Tutti sono in grado di uccidere qualcuno e la seconda: Nessuno cambia. Mai.

E gli amanti dei detective stropicciati qui trovano un bell’esempio: Yoann Peeters, un ufficiale di polizia di Bruxelles trasferito di recente a Heiderfeld, non ha una bella reputazione perché i suoi metodi hanno causato la morte di un agente. Qui indaga sulla morte di un giovane calciatore, liquidata dalla polizia locale come accidentale, ma lui scopre altro.

Questa ricerca della verità (e del colpevole) lo porta a sprofondare sempre più nei deliri e nelle allucinazioni…non aggiungo altro per non rovinarvi la visione.

La serie è uscita nel 2016 e si trova su Netflix, così come La Foret, ambientato in una piccola comunità densa però di segreti che emergono alla scomparsa di una ragazza a cui ne segue un’altra, figlia della poliziotta che sta indagando al caso.

Altro genere, ma sempre in francese Unitè 42. Ci si sposta in città per seguire le indagini dell’unità speciale che combatte il crimine informatico (con tanto di ex hacker che ha deciso di mettere a servizio della polizia il suo sapere e i suoi metodi). A dirigere questa sezione Samuel Leroy, poliziotto vedovo con tre figli che non sa nulla di tecnologie (eh sì anche lui un po’ stropicciato). Anche in questo caso sono state realizzate due stagioni, ma solo una è disponibile su Netflix. Suggerita nel caso vogliate puntate autoconclusive, è cupa, ma i temi attualissimi.


Ultima in ordine di visione – l’ho ripresa qualche giorno fa – De Twaalf, I 12 giurati in fiammingo.

Dodici cittadini sono chiamati a far parte della giuria di un processo d'assise per un caso di omicidio. La sospettata è la preside della scuola Frie Palmers. Deve essere giudicata per l'omicidio della sua amica diciotto anni prima e di sua figlia due anni prima.

Qui è evidente il discorso sull’analisi dei personaggi – sia imputata che testimoni, ma anche i giurati stessi. La citazione che mi è venuta in mente ha la voce del Dr. House “tutti mentono”…e non l’ho pensata solo io perché ho trovato una video recensione che lo menzionava….sintesi perfetta in 2 parole!


Il catalogo Netflix offre altri titoli belgi, ne cito tre diversi tra loro: Undercover (due stagioni presenti, la terza in arrivo) coproduzione belga olandese tratta da una storia vera: Ferry Bouman è a capo dell'organizzazione criminale di traffico di droga che ama trascorrere il suo tempo in un campeggio…due agenti cercano di entrare in contatto con lui fingendosi una coppia in vacanza. Esiste anche il prequel che si intitola Ferry.


Tabula rasa è un thriller psicologico. La protagonista soffre di perdita di memoria a causa di un incidente. Per ricordare cosa succede, prende appunti e disegna su un quaderno le foto delle persone che incontra. Si ritrova in un ospedale psichiatrico, senza ricordare cosa è avvenuto…ovviamente c’è di mezzo un omicidio.


In Zone Blanche - Black spot si torna invece alla lingua francese e alla piccole cittadine.

Villefranche infatti è immersa nel cuore della foresta, isolata dal mondo. Questo sperduto paesino, al centro di un'area bianca (nessuna onda lo attraversa). Oltre ad avere un tasso di omicidi sei volte superiore alla media nazionale, questo luogo è anche teatro di rivalità e sembra ospitare una creatura nel profondo della foresta. Zone blanche si ispira nelle sue atmosfere alle grandi serie del genere poliziesco fantastico, a partire da Twin Peaks.


Insomma per un paese che da meno di un decennio ha intrapreso la produzione di serie TV direi che non è per niente male e credo che il crescente interesse da parte delle piattaforme di proporre storie locali, diversificando il mercato possa portare ulteriori sviluppi e a maggiori collaborazioni tra paesi (o come avvenuto per Into The Night prodotta direttamente da Netflix).


Spero che questo piccolo viaggio in terra belga vi abbia fatto scoprire cose nuove o almeno incuriosire.

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