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  • Wilma Viganò

Via Santa Sofia

Aggiornamento: 22 mar

CHI SI RICORDA DI MARIA BAMBINA?


Oggi vi voglio raccontare la storia di un simulacro. Ma cos’è un simulacro? Secondo il vocabolario è la “statua o immagine di una divinità”. E la statua a cui mi riferisco è una bambola di cera, custodita sotto una campana di vetro, sdraiata e fasciata di bianco come una neonata d’altri tempi.

Chiesa di San Marco - Santa Maria Bambina - Wilma Viganò

Riccamente decorata, ha spesso addirittura una coroncina in testa. Sto parlando naturalmente del simulacro di Santa Maria Bambina che parecchi tra i miei ascoltatori, ma soprattutto ascoltatrici, diversamente giovani ricorderanno. Nella prima metà del ‘900, in formato casalingo, era un dono quasi obbligato per le giovani coppie che si maritavano, tanto da entrare a far parte dell’arredo della camera da letto fornito dai mobilieri. E per chi non avesse ancora capito di cosa sto parlando, rimando all’immagine di copertina del podcast. Era questo un simbolo popolarissimo a Milano e in Lombardia dove la devozione a Maria ha origini antichissime (non dimentichiamo che a Maria Nascente è dedicato il Duomo) e che si può ritrovare ancor oggi nelle nicchie di tante chiese della città. Tanto per citarne un paio, ricordo quelle in San Marco e San Bernardino alle Ossa.


Bene, il simulacro originale di Maria Bambina è oggi custodito in un Santuario quasi nascosto lungo la centralissima via Santa Sofia, a pochi passi da una delle sedi dell’Università Statale. Al numero 13 della via, lungo un muro imbrattato di scritte, potrete trovare una porticina oltre la quale si può ammirare quello che è uno dei simboli più autentici e significativi di devozione popolare della nostra città. Ma non solo: perché con l’occasione potrete anche scoprire un’interessantissima e semi-sconosciuta chiesa “firmata” da un grande dell’architettura del Novecento.

Ma cominciamo dall’inizio. Il primo simulacro – quello appunto custodito in via Santa Sofia – venne realizzato nella prima metà del Settecento da una monaca francescana di Todi, Suor Isabella Chiara Fornari, che si dilettava a forgiare, in cera e gesso, delle piccole figure sacre che divennero molto popolari. Una di queste, riproducente Maria Bambina, colpì in particolar modo Monsignor Alberico Simonetta, un vescovo di origine milanese, che la portò a Milano per farne dono alle Cappuccine di Santa Maria degli Angeli. Estintosi il piccolo ordine monastico, il simulacro passò alle Suore di Carità che lo tennero per qualche anno sul loro luogo di lavoro, cioè l’Ospedale Ciceri o Fatebenesorelle di Porta Nuova, in attesa che venisse pronta la sede del loro Noviziato generale di via Santa Sofia, che stava a quel tempo sorgendo in luogo del monastero di Sant’Apollinare, il più antico convento francescano di Milano.

Fu così che l’8 settembre 1884, festa della Natività di Maria, il simulacro venne trasportato dall’ospedale di Porta Nuova all’infermeria del nuovo monastero dove era ricoverata una novizia, tale Giulia Macario, costretta all’immobilità assoluta per via di un incidente. Alla vista del simulacro, la novizia improvvisamente guarì dando inizio ad una serie di grandi e piccole grazie che vennero successivamente appurate ed approvate dalle autorità ecclesiastiche, Papa Leone XIII in testa.

A quel punto l’effige necessitava di un’adeguata collocazione e le spoglie mura dell’infermeria vennero trasformate in un piccolo Santuario. Il simulacro taumaturgico fu posto su una culla d’argento a forma di conca, sorretta da quattro angeli che premono col piede quattro draghi a simboleggiare le potenze infernali. Dietro la culla pare scendere in volo uno stormo di angeli che si protendono riverenti verso la Celeste Regina. Autore del gruppo bronzeo fu Emilio Quadrelli, uno scultore milanese allora piuttosto in voga quale autore dell’Ultimo bacio, una delle sculture in marmo più popolari del Monumentale. L’opera venne quindi posta al centro dell’altare maggiore e la nuova cappella venne strutturata con quattro campate debitamente affrescate da Eugenio Cisterna, un artista specializzato in simbolismo e tecniche della pittura paleo-cristiana.

Tutto bene e tutto bello fino alla seconda guerra mondiale. Durante i bombardamenti del 1943 il santuario venne quasi totalmente raso al suolo, ma il simulacro si salvò grazie ad un lungimirante trasferimento preventivo a Maggianico di Lecco. E con la ricostruzione arriva anche la nuova chiesa, questa volta firmata dai uno dei grandi dell’architettura milanese: Giovanni Muzio. Prolificissimo, il Muzio ha firmato mezza Milano: la Ca’ Brutta, la Triennale, il Palazzo dell’Informazione e tanto altro. Richiestissimo per gli edifici laici, lo era altrettanto, se non di più, in ambito religioso: ricordiamo Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, Santa Chiara, l’Angelicum, San Giovanni Battista alla Creta, San Benedetto al Monastero… e via di questo passo.

Per Maria Bambina il Muzio ideò un santuario originalissimo, in puro stile Novecento, il cui ingresso dà su un delizioso chioschetto interno circondato da una bella veranda con affreschi alle pareti.

L’interno della chiesa, a predominanza bianca nei marmi e negli stucchi, richiama il candore della tradizionale culla di Maria Bambina che è tornata al centro dell’altare maggiore. Il tutto incorniciato da un’impattante struttura, che riprende la facciata quadrangolare, con due angeli e un crocefisso volanti sullo sfondo di una cupola affrescata con dipinti e mosaici. Il tutto illuminato da belle vetrate, alcune delle quali ricostruite con i materiali salvati dalle macerie della guerra.

Un ambiente inaspettato che vale assolutamente la pena di visitare, magari in occasione della Messa quotidiana aperta al pubblico. Per l’orario vi consiglio di consultare il sito web. E prima di lasciarvi vi regalo un’ultima curiosità. Sappiate che la cappella laterale dedicata a Maria Assunta custodisce un’altra insolita reliquia: alcune gocce di sangue prelevate a Giovanni Paolo II in occasione di una visita di controllo effettuata al Policlinico Gemelli di Roma dove opera, appunto, una comunità di suore di Maria Bambina: le custodi moderne dell’antico simulacro.

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