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  • Immagine del redattoreLaura Invernizzi

Tutto in famiglia

C’è una serie TV e relativa produzione/cast  - conclusasi il 5 giugno 2023 – che ha conquistato ben 270 nomination e 86 premi nel corso delle sue 4 stagioni.

Mancano ancora da assegnare i Writers Guild of America Awards (il 14 aprile), qui ha 3 candidature: miglior Dramatic Series e 2 per Episodic Drama.

Dopo aver visto la cerimonia dei Golden Globes il 7 gennaio (4 premi) e gli Emmys il 15 gennaio (6), ho deciso di toccare con mano e capire il perché di tanto successo. Ed ho iniziato il binge watching di Succession su NOW (Alberto mi ha abbandonata al primo episodio).


Ammetto la mia perplessità all’inizio, le saghe familiari segnate dal potere non sono esattamente il mio genere, ma poi ne sono stata ammaliata e nel giro di un paio di settimane ho concluso le 39 puntate.


Probabilmente molti conoscono la trama, ma entriamo comunque nel dettaglio.

Le vicende ruotano intorno alla famiglia Roy, proprietaria di un impero mediatico e di intrattenimento: Waystar Royco. Il patriarca è Logan Roy (Brian Cox) che conosciamo al compimento del suo 80esimo compleanno, occasione in cui si riunisce tutta la famiglia e i figli aspettano la nomina del successore. Nato povero a Dundee (Scozia), è fuggito col fratello maggiore Ewan durante la seconda Guerra Mondiale per stabilirsi in Canada. Il fratello disapprova la spregiudicatezza – e più in generale modo di gestire l’azienda - di Logan, pur facendo parte del consiglio d’amministrazione.

Logan ha 4 figli, Connor (interpretato da Alan Ruck), nato dal primo matrimonio, ha un ranch in New Mexico e non è coinvolto negli affari di famiglia. Si porta dietro una “fidanzata” (ex escort) a cui finanzia studi e produzioni teatrali. Non è tenuto in grande considerazione dai fratelli.

Kendall (l’attore  Jeremy Strong) è il primo dei tre figli avuti da Logan con la seconda moglie. Ambizioso e carismatico ricopre già incarichi di rilievo nell’azienda, sembra dunque il naturale successore del padre. Sappiamo che si è da poco lasciato alle spalle problemi con alcool e droghe. Ha un’ex moglie e due figli.

Avete presente il classico guastafeste, un po’ sopra le righe che fa discorsi apparentemente sconclusionati (e velocissimi) carichi di sarcasmo? È solo una parziale descrizione di Roman (interpretato magistralmente da Kieran Culkin). Nonostante lo dica con tono scanzonato, pone l’accento spesso sulle vessazioni dei fratelli durante l’infanzia. Sebbene appaia fuori dai giochi di potere, si intuisce abbia voglia di dimostrare al padre il suo valore (resto apposta vaga per non influenzare la visione).

Infine Siobhan "Shiv" (interpretata da Sarah Snook), unica figlia di Logan (la chiama Pinky). Ha avviato una sua carriera di consulente lontano dall’ Waystar Royco, ma una conversazione col padre – che pare non l’avesse mai presa in considerazione per un ruolo di comando – le fa intravedere uno spiraglio, nel frattempo però lavora per la campagna elettorale di un politico molto critico con Logan.

In azienda però lavora Tom, fidanzato di Shiv (Matthew Macfadyen che io ricordo nei panni del Detective Reid in Ripper Street), che non perde occasione per mostrare la devozione al futuro suocero.

Nella prima puntata conosciamo anche Greg, nipote di Ewan, mandato da sua madre a cercare lavoro da Logan. Insicuro, timido e impacciato diventerà una figura centrale per Tom, ma anche per dinamiche aziendali.

 

Da una parte quindi abbiamo il patriarca che volente o nolente deve designare un successore, dall’altra i figli e l’azienda che attende il nome, ma nel frattempo si innescano dinamiche interne (liti, tradimenti, alleanze) che rendono il tutto molto più intricato.


La questione appare lontana agli occhi dei “comuni mortali”, ma se ci pensiamo un attimo, le cronache ci riportano spesso le storie di grandi saghe familiari e dei loro conflitti intestini (in concomitanza soprattutto con la dipartita della figura di spicco).


Del resto lo showrunner Jesse Armstrong aveva nel cassetto un film sulla famiglia Murdoch mai realizzato, ma che ha fornito spunti non indifferenti alla stesura di Succession.

Non è scattato – almeno nel mio caso – l’identificazione con un personaggio, ma da mediatrice nata, mi sono spesso domandata durante la visione come avrei agito io, arrabbiandomi in qualche caso per l’evidente sete di potere – anche se spesso era voglia di emergere e dimostrare il proprio valore - palesata dai protagonisti.


Ma non basta questo perché una serie abbia successo, perché quella che vi ho tratteggiato potrebbe essere la trama di una soap degli anni 80.

A fare la differenza è la scrittura tanto dei personaggi, sfaccettati e complessi, dei dialoghi – taglienti, brutali, scurrili, ma anche carichi di black humor, gli attori e le attrici che ovviamente hanno dato vita a queste figure descritte sulla carta rendendole credibili, con parti anche improvvisate.

 

La regia e la fotografia hanno un ruolo centrale nel rendere Succession diversa da altre produzioni seriale. Prende spunto dallo stile documentaristico e cinema veritè. Pellicola 35 mm, camera tenuta a mano in modo che possiamo essere l’occhio indiscreto che segue i protagonisti nelle loro riunioni, zoom sui volti.

Thomas Flight, si è preso la briga di spiegare le riprese in un video su YouTube, riprendo alcune considerazioni trovate nell’articolo su Nab Amplify

"Anche se non è un documentario o un mockumentary, le scene di Succession sono comunque girate come se l'operatore della macchina da presa fosse nella stanza con i personaggi e tentasse di catturare le cose come se fossero eventi reali",

Flight dice che la telecamera si comporta come un giocatore nel gioco che viene riprodotto sullo schermo.

Le battute vere e proprie pronunciate dai personaggi sono spesso prive di significato, mentre il vero significato sta negli sguardi e nelle espressioni dei personaggi colti alla sprovvista dalla telecamera nella stanza."

 

La serie è stata accolta molto favorevolmente da critica e pubblico, e il livello si è mantenuto alto anche nell’ultima puntata. Riporto un estratto dall’articolo di Sophie Butcher su Empire (non leggete tutto l’articolo prima di vedere la serie perché ovviamente contiene spoiler, io mi limito a citarvi alcune frasi che in realtà sintetizzano al meglio tutta la produzione)

"È un finale brillante e miserabile per una storia altrettanto brillante e miserabile. Sì, questa è una serie composta per lo più da conversazioni in sale conferenze, discorsi di lavoro che non capisci veramente e personaggi oggettivamente terribili. Ma è anche straordinariamente emozionante, interpretato in modo impeccabile, girato con eccellenza oltre i confini e tanto esilarante quanto drammatico. È uno dei migliori cast d'ensemble nella storia della televisione, offrendo alcune delle migliori battute mai scritte. È una storia con la posta in gioco più alta, sempre; sia straordinariamente rilevante che emozionantemente evasivo. È, molto semplicemente, uno dei migliori programmi TV mai realizzati."

 

L’alchimia creatasi all’interno del cast è stata sottolineata anche che Alan Ruck (Connor), durante i SAG Screen Actors Guild Awards 2024 (disponibile su Netflix).

"Penso che la magia di Succession sia stata la scrittura così favolosa che ha ispirato tutti noi a dare il massimo fin dall'inizio e ci siamo divertiti a guardarci lavorare a vicenda".

 

Bando dunque alle perplessità iniziali e all’incertezza su quanto accade a livello di strategie, accordi e nulla di fatto della terza stagione e godetevi questa serie. Non ne uscirete migliori, ma probabilmente guarderete le vere saghe familiari con occhi diversi.

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