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  • Immagine del redattoreLaura Invernizzi

Un po' di teoria

La quasi totalità delle serie TV di cui parlo questo podcast arrivano dalle piattaforme streaming, in particolare da quelle a cui sono abbonata da lungo tempo come Netflix e Prime Video, a volte anche da altre a cui mi iscrivo per brevi periodi in base ai miei interessi e – lo ammetto – utilizzando periodi di prova gratuiti o offerte lancio.

Da quando sono partita col mio programma in radio nel 2014 sono cambiate molte cose ed è un mondo che si evolve in continuazione, tra aperture/ chiusure in alcuni mercati, acquisizioni e accorpamenti.

Non sempre entro nel merito, a volte mi limito a segnalare alcuni cambiamenti di palinsesto sul sito con riferimento ad una specifica serie, ma non sempre è facile.


Porto qualche esempio recente: Starz o StarzPlay, canale disponibile su Apple TV (e successivamente su Rakuten, Prime e Mediaset Infinity) a settembre 2022 è diventato Lionsgate+ eliminando gran parte del conflitto/confusione con marchio Disney Star. Ma subito dopo ha comunicato la sua intenzione di chiudere in alcuni paesi, compresa l’Italia (cosa avvenuta il 31 marzo 2023).

Dove sono finiti i suoi contenuti? Parte del catalogo è migrato su MGM+, servizio disponibile su Prime Video (accesso gratuito per i primi 14 giorni e successivamente 3,99 €/mese) mancano però all’appello alcune produzioni importanti: Gaslit (serie TV con Julia Roberts – ne parlerò nella prossima puntata) Mr Mercedes tratta dal romanzo di Stephen King e Dr Death che racconta di un neurochirurgo accusato di aver ucciso o provocato invalidità permanenti a circa trenta pazienti tra il 2012 e il 2013 in Texas.

Poi sicuramente ce ne solo altre di cui non sono a conoscenza che “cercano casa”.


Il servizio di abbonamento HBO Max, dopo soli tre anni, è stato sostituito con MAX a seguito della fusione di Warner Media con Discovery.Inc. Il rilascio è avvenuto lo scorso 23 maggio negli Stati Uniti.

Il marchio HBO è stato eliminato dal nome del servizio in modo che possa essere associato solo alla sua programmazione originale, invece che all'intero catalogo. ​​Il servizio ha anche cambiato il colore aziendale dal viola al blu per abbinarsi ad altre proprietà della Warner Bros. Questa cosa non ci riguarda direttamente da vicino perché in base a un accordo fino al 2024 tra HBO e Sky Group (Comcast), gestisce Sky Atlantic che trasmette la maggior parte della programmazione di HBO, quindi per ora non c’è possibilità che il servizio arrivi da noi sotto forma di integrazione con Discovery+.


Gli esempi potrebbero continuare, ma non è esattamente il tema centrale di questa puntata perché dopo anni di utilizzo, mi interessava capire la letteratura prodotta sul tema in particolare, saggi che hanno a che fare con Netflix. Si parla molto di questa piattaforma, nell’ultimo periodo anche in modo critico per la sua scelta di contrastare la condivisione dell’abbonamento, per l’aumento del prezzo e per la qualità altalenante dei contenuti.

Come scrive Ramon Lobato nel suo Netflix nations: geografia della distribuzione digitaleè il maggiore servizio globale di SVOD, (Subscription Video on Demand). Attira la nostra attenzione su interrogativi irrisolti che riguardano la globalizzazione di media. Netflix con la sua storia ci racconta quello che succede quando un servizio digitale entra nei mercati nazionali aggiungendosi a istituzioni e normative esistenti.”

In sostanza è sì Netflix al centro dell’interesse dell’autore, ma al contempo permette di comprendere alcuni aspetti dell’evoluzione digitale della televisione in termini più ampi.

Perché c’è un discorso di definizione del “nuovo” mezzo su cui usufruiamo i contenuti. Netflix si autodefinisce un network televisivo globale via Internet, ma secondo Lobato possiamo aggiungere: piattaforma video, distributore, network televisivo, global media corporation, sistema di software, rituale.

E al contempo si dà evidenza di quanto in campo accademico si evolvano gli studi sulla televisione.


È vero che allo spettatore queste disquisizioni interessano poco, ma è indubbio che l’avvento dei nuovi mezzi di fruizione dei contenuti ha operato un cambiamento.

E il fatto che si tratti di servizi sovranazionali o globali è necessario affrontare le leggi locali. La reazione può essere positiva quando ricollega le comunità ai discorsi nazionali, innocua quando diffonde mero intrattenimento, o minacciosa quando indebolisce i regolamenti sui media nazionali (vedi censura).

In Europa c’è la direttiva sui servizi di media audiovisivi - denominata AVMS (doveva essere recepita dagli Stati a settembre 2020) – che vede tra i punti chiave la promozione e produzione di opere europee intorno al 30% del catalogo, oltre al regolamentazione della pubblicità, tutela minori, accessibilità.

Possiamo quindi comprendere ancora di più quanto sia importante e necessario per queste piattaforme investire sui contenuti locali…se ci fate caso anche Prime Video lo sta facendo nel mercato italiano con serie molto spesso interessanti.

Il saggio ci spiega inoltre tutta la parte tecnologica che è stata sviluppata da Netflix e che in qualche modo ha dato il via alla creazione di interfacce simili per gli altri competitors.

Ogni capitolo poi ha una sorta di riassunto finale che fissa i punti spiegati poco prima. Merita sicuramente una lettura.

E posso dire lo stesso anche per Pirati, cannibali e guerre dello streaming: i media in trasformazione di Amanda D. Lotz, citata anche da Lobato.

Qui si parla di rivoluzione digitale analizzando alcune dinamiche avvenute in vari campi: musica, informazione, cinema e televisione. I capitoli hanno come titolo le frasi che si sentono spesso “Netflix sta distruggendo Hollywood”, “la pirateria ha ucciso l’industria musicale”, “La fine della televisione così come la conosciamo” e all’interno smonta queste affermazioni.

Le rivoluzioni, spiega, non avvengono da un giorno all’altro, c’è sicuramente un quadro che si delinea prima ed un’esca che fa partire le trasformazioni. In questo caso internet e per quello che concerne la televisione – e mi trova assolutamente concorde, nonostante il riferimento sia il mercato statunitense e le cable TV – il cambiamento è arrivato a fronte dell’insoddisfazione degli utenti che si vedevano addebitare costi sempre maggiori per usufruire di servizi. L’avvento di Netflix e soprattutto le modalità di iscrizione e di disdetta hanno fatto presa sui consumatori insoddisfatti. Personalmente ho salutato l’arrivo di Netflix con molta gioia, perché dava appunto la possibilità di aderire all’offerta ad un prezzo ragionevole e soprattutto di disdire con un click, senza parabole o vincoli annuali a cui si era abituati un tempo (Tele+ e Sky).

Giusto l’altro giorno ad un corso di formazione giornalistica sull’Intelligenza Artificiale è stato sottolineato che “per ogni svolta in ambito tech, la chiave è stata la facilità d’uso”.


Netflix ha portato un cambiamento nel comportamento dei consumatori e costretto gli altri player ad adattarsi al nuovo mercato […] non è il contenuto a spingere le persone verso Netflix, è l’esperienza.” Parole del 2015 del CEO di Liberty Global riportate da Ester Corvi in Streaming revolution: dal successo delle serie alla competizione a tutto campo per conquistare il pubblico: Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Apple Tv+ e le altre piattaforme OTT.

Il saggio si rivela molto interessante data la presenza di diverse Case History (Blockbuster, Chili, Rakuten TV, DisneyLife…solo per citarne qualche esempio), l’analisi di alcuni mercati, si parla anche qui di cinema VS streaming e soprattutto in fondo al libro si trova un piccolo compendio/dizionario con termini o acronimi utilizzati per definire le diverse tipologie di servizi.


Nonostante le date di pubblicazione dei testi che vi ho segnalato siano piuttosto recenti, non hanno avuto modo di prendere in considerazione quanto accaduto durante e dopo il lockdown che ha coinvolto tutto il mondo con modalità differenti.

Per quanto riguarda l’Italia, prendendo i dati analizzati da Statista, nel 2020 circa quattro italiani su dieci hanno visto in streaming più contenuti audio e video, con il 15% di abbonati a un servizio di video on demand, mentre una percentuale ancora più alta di abbonati è stata segnalata tra gli utenti di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Senza contare gli altri servizi come RaiPlay che non prevedono la sottoscrizione di abbonamenti…la stabilità della piattaforma è stata messa a dura prova a giudicare dall’impossibilità di accesso che puntualmente riscontravo in quel periodo!


Certo i dati ci vengono snocciolati quotidianamente, quanti abbonati acquisiti e quanti persi...ed è sempre Netflix al centro della discussione (fonte Statista):

Circa 232,5 milioni di abbonati a pagamento in tutto il mondo nel primo trimestre del 2023. Ciò ha segnato un aumento di 1,75 milioni di abbonati rispetto al trimestre precedente. La maggior parte risiede in Europa, Medio Oriente e Africa, rappresentando oltre 77 milioni di abbonati globali totali di Netflix.

Nel novembre 2022 Netflix ha introdotto piano più economico con la pubblicità per compensare il calo dei clienti e delle entrate.


"Nelle scorse settimane la società ha affermato che il numero di clienti paganti con il piano pubblicitario da $ 7 al mese (da noi € 5,99) è più che raddoppiato dall'inizio del 2023.

Più di un quarto delle iscrizioni ora sceglie il piano pubblicitario nei paesi in cui è disponibile. Al momento del lancio, era presente in 12 paesi: Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea, Messico, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Il 70% che ha scelto questa tipologia ha un'età compresa tra 18 e 49 anni.

Gli analisti di Wall Street - scrive Deadline - hanno previsto che l'introduzione della pubblicità potrebbe portare miliardi di nuove entrate per Netflix mentre attraversa un periodo in cui ha raggiunto il massimo degli abbonati in Nord America. Netflix rimane la principale operazione di streaming con un margine abbastanza ampio, ma deve affrontare una concorrenza sempre più intensa sia a casa che in tutto il mondo. Disney ha introdotto una versione supportata dalla pubblicità del suo servizio di punta Disney+ lo scorso dicembre. I rapporti trimestrali più recenti di Disney e Netflix hanno rivelato poco in termini di guadagni iniziali nella pubblicità, anche se i dirigenti hanno affermato di rimanere ottimisti sull'opportunità."


Ci sono sicuramente molte valutazioni da fare in termini di servizio, saturazione del mercato che però deve essere analizzata per ogni singolo stato, dall’offerta a catalogo per quel territorio e soprattutto i costi che in alcuni Paesi – nei libri è stato fatto l’esempio dell’India – non possono essere gli stessi degli Stati Uniti.

La stabilità della piattaforma – quindi la possibilità di poterne usufruire anche un servizio internet non così sviluppato. Investire su produzioni di qualità che possano attirare nuovi spettatori, e in mercati emergenti. Fornire servizi diversi come ad esempio i videogiochi (cosa che su Netflix è già presente anche se non su pc e TV).


Certo la “stretta sugli account condivisi” non agevola le cose, anzi sembra che Netflix in Spagna abbia perso 1 milione di abbonati, ma a mio avviso occorre valutare sul lungo periodo.


Questa puntata non è un elogio a Netflix, è sicuramente il servizio di streaming che uso di più e prediligo, ma ritengo sia anche e soprattutto un modello di business interessante da analizzare.

A questo proposito segnalo L'unica regola è che non ci sono regole: Netflix e la cultura della reinvenzione scritto da Erin Meyer professoressa all'INSEAD, una delle principali business school internazionali del mondo e da Reed Hastings, cofondatore di Netflix e co-CEO fino a gennaio 2023 insieme a Ted Sarandos (ad affiancarlo ora c’è Greg Peters).

Qualcuno potrebbe pensare si tratti di un’auotocelebrazione, ma nel testo si parla anche del fallimento della sua precendente azienda e le difficoltà incontrate nel corso del tempo.

Non tutto ovviamente può essere applicabile nelle nostre aziende (italiane) perché serve un cambio di mentalità, ma offre interessanti spunti sulle dinamiche dei gruppi di lavoro che ho potuto toccare con mano e nel libro si sottolinea la necessità di dire la verità, anche nel caso di critica…è fondamentale però che venga fatta in modo sereno e costruttivo, non fine a se stessa.

Freedom & Responsability, due elementi chiave…perché non ha importanza quante ferie fai, ad esempio, ma devi fare in modo che questo non danneggi l’azienda o i colleghi che lavorano con te.

Un concetto che sulla carta sembra semplice, mentre l’applicazione prevede un lavoro su se stessi maggiore.


Spero che le micro recensioni su questi saggi stimolino la vostra curiosità a saperne di più includendoli nelle vostre prossime letture.


Bibliografia

Netflix nations: geografia della distribuzione digitale / Ramon Lobato; a cura di Fabio Guarnaccia e Luca Barra (Minimum fax, 2020)


Pirati, cannibali e guerre dello streaming: i media in trasformazione / Amanda D. Lotz ; traduzione di Pietro Del Vecchio (Einaudi, 2022)


Streaming revolution: dal successo delle serie alla competizione a tutto campo per conquistare il pubblico: Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Apple Tv+ e le altre piattaforme OTT / Ester Corvi (Flaccovio, 2020)


L'unica regola è che non ci sono regole: Netflix e la cultura della reinvenzione / Reed Hastings e Erin Meyer; traduzione di Sara Caraffini (Garzanti, 2020)


Nota: le immagini di copertina sono tratte dai siti delle case editrici


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