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  • Laura Invernizzi

Tattoo in TV

Fin dai primi anni '90 – attraverso le riviste comprate da mio fratello – il tatuaggio mi ha sempre affascinata. Lo portai a scuola - nell’ora di storia dell’arte - in una ricerca legata al simbolo.

L’ho sempre considerato una forma d’arte e quindi la qualità del tratto era (ed è) per me un elemento fondamentale, anche se il soggetto poteva non essere in linea coi miei gusti.

Non erano molti i musicisti tatuati in quegli anni.

Certo i Gun’s già li sfoggiavano sulle braccia, ma i Metallica (la formazione dell’epoca) no. Non sono più riuscita a recuperare la fonte, ma ricordo perfettamente il disappunto dei membri della band quando Kirk Hammet nel '95 si presentò coi capelli corti, unghie nere, occhi truccati e tatuaggio sulla pancia!


Stessa disapprovazione in famiglia quando mio fratello iniziò a tatuarsi un drago e subito dopo un teschio (chiara ispirazione dell’album Beneath the Remains dei Sepultura) sulle gambe.

Retaggio culturale che vedeva i tatuaggi “sfoggiati” solo da persone con fedina penale poco pulita…in realtà tra i giovani metallari non era così inusuale decidere di tatuarsi. E non era una questione di ostentazione.


Poi però è avvenuto qualcosa che a cui sto cercando di definirne i contorni, avere una data.

Non so se esista, ma sicuramente alcuni elementi hanno aiutato a far sì che il tatuaggio diventasse popolare, e che quindi si tatuasse chiunque, già a partire dai 16/17 anni.


Nella prefazione del libro Marchiati. Breve storia del tatuaggio in Italia, Cecilia De Laurentis scrive che da un rapporto del 2015 dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che in Italia ci sono 6,9 milioni di persone tatuate, ovvero il 12,8% della popolazione italiana (credo che ora la % sia più alta, ma non ci sono ancora dati ufficiali) e nel 2016 il tatuaggio è entrato a far parte del paniere dell’ISTAT, quindi è ufficialmente una nuova abitudine del consumo di massa.


Visto che il tema di questo podcast sono le serie TV, ho cercato di ripercorrere con la mente quali vedono la presenza del tatuaggio come elemento centrale nella narrazione o sulla pelle dei protagonisti.

È impossibile infatti elencare gli attori che oggi hanno un tatuaggio (vero o realizzato per la serie) più o meno visibile.

Un tempo probabilmente era più semplice – forse troppo – un attore con un certo tipo di tatuaggio o semplicemente un numero elevato poteva interpretare solo una parte: il criminale, il cattivo di turno.


Il primo che mi viene in mente è Memmo Fierro, membro dei Mala Noche in CSI Miami. Fa la sua apparizione nella quarta stagione (siamo nel 2006), acerrimo nemico di Horatio Caine e di Eric Delko, si macchia di numerosi crimini. Nonostante il personaggio sia latino, ad interpretarlo c’è un italoamericano Robert LaSardo.

Classe 1963, nato a Brooklyn, studi all’High School of Performing Arts, primo tatuaggio a 17 anni (un pugile/combattente sul petto) ed è stato un crescendo.


Ho ritrovato nel vecchio sito dell’attore un’intervista che aveva al centro i suoi tatuaggi:

"All'epoca non lo sapevo ma mi rendo conto ora che il rito del farsi tatuare e la permanenza del segno creavano un legame all'interno del gruppo. C'era una comprensione non detta che stavamo tutti infrangendo le regole e creando la nostra identità individuale. Con ogni nuovo tatuaggio lo spirito di ribellione diventava sempre più pronunciato. Era come se, attraverso la puntura dell'ago, potessi sentire l'impatto che avrebbe cambiato per sempre e plasmato la mia vita. Il gruppo potrebbe essersi disperso, ma l'inchiostro rimane."

E poi una domanda classica, ma attuale: pensi che le persone ti trattino in modo diverso perché sei molto tatuato? "Penso che sia una sfida per la persona media che non possiede la conoscenza e una chiara percezione di ciò che sta guardando. L'impulso è quello della paura e del giudizio che credo provenga dal condizionamento. In particolare il modo in cui le persone tatuate sono state ritratte dai media. Anche all'interno della sottocultura delle bande alcuni stili di tatuaggio - che riflettono uno stile di vita - sono comprensibilmente spaventosi per la maggior parte delle persone. Può essere difficile distinguere tra un'espressione innocua e i simboli che portano aggressività e puntano alla distruzione. Sento che sia mia responsabilità attraverso la comunicazione mettere a proprio agio le persone che normalmente si sentirebbero a disagio."


Ovviamente è ben felice che le cose siano migliorate alla luce del fatto che i tatuaggi siano diventati di moda e non si sente sminuito come attore nell’interpretare solo certi ruoli, molto viene fatto da una buona scrittura nel costruire un personaggio ricco di sfumature.


Fabio Brivio nel suo libro Cuori trafitti, Madonne e sirene. Significato e tradizione del tatuaggio in Italia elenca una serie di motivazioni che portavano a tatuarsi nella seconda metà del XIX secolo nella nostra penisola, ma che in qualche modo possono essere valide anche per altri luoghi ed epoche.

Tra questi l’appartenenza ad un gruppo, come si evince da quello che ho detto poco fa: un altro esempio televisivo molto calzante è Sons of Anarchy, serie TV andata in onda tra il 2008 e il 2014 (7 stagioni, 97 episodi totali).

Nonostante gli anni trascorsi resta una produzioni più popolari ed acclamate di FX (disponibile in Italia su Disney +, dove si trova anche lo spin off Mayans M.C.).

Siamo in California, in una città fittizia chiamata Charming dove si trova il quartier generale di un club motociclistico fondato negli anni 70 da ex soldati della Guerra in Vietman.

Jax Teller è il vicepresidente, suo padre John è morto e per caso ritrova il suo diario con riflessioni sul club e su come si è evoluto. L’attuale reggente è un altro membro fondatore del club, Clay che ha sposato Gemma, vedova di John e madre di Jax.

Una sorta di Amleto in chiave moderna (lo hanno ammesso gli stessi sceneggiatori) in cui l’appartenenza al gruppo è data non solo dalla lealtà, ma anche dall’abbigliamento (divise con toppe assimilabili ai gradi che indicano il ruolo all’interno del club), moto - Harley Davidson - e appunto tatuaggi.

Il logo viene rappresentato con la Morte Mietitrice che tiene una sfera di cristallo con il simbolo del cerchio anarchico e brandisce la tradizionale falce, il cui manico però è stato sostituito dal fucile M16. Solo i membri a pieno titolo possono indossare la "toppa completa" e molti di loro lo hanno anche tatuato sulla schiena (come si evince dai titoli di apertura e dalle locandine della serie) o in alcuni casi sulle braccia.


Facciamo un passo indietro con un'altra serie TV.

Tuo fratello è condannato alla pena di morte per l’uccisione del fratello della vicepresidente degli Stati Uniti, ma tu sei convinto della sua innocenza. Cosa fai? Progetti un piano di fuga, ma è impossibile ricordarsi tutto, quindi utilizzi il tuo corpo come mappa, ti fai tatuare tutti i dettagli necessari, ti fai arrestare e cerchi di attuare il tuo piano.

È quanto racconta Prison Break, 5 stagioni (90 episodi) andati in onda tra il 2005 e il 2017.


Solo le prime due stagioni in realtà hanno vedono la presenza massiccia di questi tatuaggi, la storia poi si evolve, il protagonista Michael Scofield se li fa rimuovere, ma non faccio ulteriori spoiler.

Ma se volete approfondire, magari dopo aver visto qualche puntata (la serie, anche in questo caso, è disponibile su Disney +) c’è una pagina di Wikipedia che li descrive.


Tatuaggi che nascondono storie, complotti e misteri da risolvere sono il tema alla base di Blindspot, serie TV della NBC conclusasi nel 2020 dopo 5 stagioni (la si può vedere su Netflix).

Ecco in breve la trama: Una donna giovane donna si risveglia dentro un borsone con l’etichetta Call FBI a Time Square. Non ricorda nulla a causa una droga che le è stata iniettata, il dna alterato e nemmeno le impronte digitali sono utili ad identificarla. Ha una caratteristica abbastanza evidente: il corpo completamente ricoperto di tatuaggi.

In particolare uno sulla schiena che salta subito agli occhi: Kurt Weller FBI.

Parte quindi la ricerca di un’identità per questa donna, che viene chiamata Jane Doe e soprattutto il team designato cerca di capire cosa si cela sotto questi tatuaggi, alcuni non visibili ad occhio nudo.


Ammetto di non essere riuscita a concludere la serie, ma sono stata da subito affascinata dalla qualità dei tatuaggi. Era evidente fossero finti, quindi sono andata a cercare gli autori.

Si tratta del Tinsley Studio che collabora da molti anni con cinema e televisione non solo per make up, protesi, fantocci realistici, ma ha messo a punto una tecnica i tatuaggi.

Per Blidspot hanno avuto solo 10 giorni per elaborare un progetto avendo vagamente idea della trama del pilot. Quindi hanno cercato temi che potessero essere criptici, poesie, frasi e disegni Old World America. In totale erano 200, ma non venivano applicati singolarmente ma in fogli riducendo così il tempo del trucco e resistevano due o tre giorni.

Le serie che ho citato prima hanno visto la massiccia presenza dello studio Tinsley.

Sul loro sito ci sono le locandine delle produzioni cinematografiche e televisive a cui hanno lavorato ed è presente un’altra serie in cui il tatuaggio ha un forte impatto sulla protagonista.


Esternare la propria fede, devozione o superstizione, ma anche idee politiche sono tra le motivazioni elencate da Brivio nel suo libro.

Li troviamo in Truth Be Told, serie TV già citata qui, che vede Octavia Spencer nei panni di Poppy Parnell, una giornalista e podcaster che 20 anni prima seguì un processo di omicidio in cui fu accusato e condannato un sedicenne, Warren Cave. Un nuovo processo sembra far emergere nuove prove che provano l’innocenza del giovane, quindi la protagonista decide di incontrare il detenuto che si presenta con un chiaro messaggio: vistosi tatuaggi naz*sti che colpiscono in modo molto forte la giornalista tanto da decidere di andarsene via.

Poi la vicenda si evolve, ma potete vedere l’epilogo direttamente su Apple TV.


Tatuaggi massonici e non solo in The Lost Symbol, serie TV disponibile su Sky/Now, tratta dall’omonimo romanzo di Dan Brown con protagonista Robert Langdon che si trova ad indagare sulla scomparsa del suo mentore Peter Solomon per mano di un uomo misterioso e violento il cui corpo è ricoperto di tatuaggi come vengono ben descritti nel libro:

“Il suo corpo, tonico e muscoloso, era completamente glabro, la pelle liscia. Mal'akh si guardò dapprima i piedi, sui quali erano tatuati gli artigli di un falco. Le gambe, invece, erano colonne intagliate: la sinistra tortile, la destra scanalata. Boaz e Jachin. Pube e addome formavano un arco decorato e sul petto campeggiava la fenice bicefala con le due teste di profilo, i capezzoli che fungevano da occhi. Spalle, collo, viso e capo rasato erano un intricato arazzo di sigilli e simboli antichi.”

Se avete voglia di approfondire la simbologia legata alla serie e ai tatuaggi, c'è un sito che li descrive al meglio (parte 1 e parte 2)


In questa ricerca sul tatuaggio come elemento centrale o quantomeno importante ai fini narrativi nelle serie TV mi sono imbattuta in un titolo di Netflix che apre un altro capitolo interessante che ci porta in Giappone.


Irezumi era il termine usato per i tatuaggi punitivi, ovvero quelli fatti sulle persone che si erano macchiate di crimini. Ed erano evidenti (volto o braccia) ed espliciti. Successivamente venne bandita questa pratica e anche il termine cambiò in horimono (oggetti intarsiati), attingendo alla pratica degli incisori di ukiyo-e, da cui viene trae ispirazione anche a livello iconografico (sto semplificando) e che si ampliò ulteriormente con la pubblicazione nel 1757 del romanzo Suikoden adattamento di un testo cinese, in cui venivano raccontate le avventure di 108 eroici fuorilegge. Molti di questi erano rappresentati con il corpo interamente tatuato.

La mia fonte è Il tatuaggio giapponese di Yori Moriarty.


Persone dunque che vivono ai margine della società e la fruttano all’interno dei quartieri del piacere già dal periodo Edo. Lo stesso termine Yakuza deriva dai numeri 8-9-3, ovvero la mano peggiore di un gioco di carte giapponese. Tra le caratteristiche di questa organizzazione criminale i tatuaggi che decorano il corpo, ma nelle parti che restano coperte dai vestiti.


Non viene menzionata la Yakuza, ma la serie Smoking si muove in quell’ambito. I protagonisti sono 4 senzatetto che commettono omicidi su commissione e come prova portano la pelle tatuata della vittima al cliente (anche loro spesso non fanno una bella fine). Sono una sorta di giustizieri della notte, hanno un passato doloroso alle spalle che ci viene raccontato attraverso flashback permettendoci così di capire meglio le loro azioni. Dato il tema, è adatto ad un pubblico adulto. Ha però punte comiche e situazioni sopra le righe.


Sul tema tatuaggi e Yakuza, nel maggio di quest’anno a Reggio Emilia, all’interno della XVII edizione di Fotografia Europea era esposta una parte del lavoro di Chloé Jafé che ha fotografato le donne all’interno di questa organizzazione. Un lavoro lungo, partito dalla conoscenza della lingua e dal rapporto di fiducia che è riuscita ad instaurare con loro e coi membri della Yakuza.

Ecco un due link con interviste e lavori della fotografa.


All’inizio di questa puntata ho detto che è difficile circoscrivere le dinamiche che hanno portato il tatuaggio ad essere popolare, rompendo il tabù che lo voleva relegato a certi ambiti (ampiamente descritti qui).

Una possibile risposta, almeno per quello che concerne gli Stati Uniti, la West Coast ci arriva da un documentario (anche questo già citato nella puntata dedicata all’hip hop) che si trova su Netflx: LA Originals.

C’è un montaggio a metà del documentario - scrive Manuel Betancourt su remezcla.com - che sembra un'istantanea dei primi anni 2000. In esso vedi artisti del calibro di Beyoncé, Justin Timberlake, 50 Cent, Eminem, Christina Aguilera, Nas e Method che si fanno tutti allegramente tatuare dall'amico e collega di lunga data di Oriol, Mark Machado alias Mister Cartoon. Il montaggio costellato di stelle è un promemoria di quanto lontano fossero arrivati ​​i due artisti e di quanto influenti fossero diventati non solo nella scena hip-hop ma nella cultura mainstream in generale.

Non si tratta di una serie TV, ma lo reputo molto interessante all’interno del discorso sulla diffusione del tatuaggio.


Come ho detto all’inizio ormai il tatuaggio è presente sulla pelle di migliaia di persone, ad agosto un amico su Facebook ha sottolineato la cosa in tono scherzoso scrivendo: "...e comunque senza tatuaggi siamo rimasti io e il Papa."


Indubbiamente questa forma d’arte, come la definisco, si è scrollata di dosso le etichette negative e lo si nota anche nella disinvoltura con cui vengono mostrati i tatuaggi.


Ho avuto questa percezione in un paio di serie TV che ho visto di recente, The Bear di cui ho parlato nella scorsa puntata il cui non solo il protagonista Carmy sfoggia tatuaggi che fanno capolino sotto la T-shirt bianca, ma anche Neil Fak, l’amico tuttofare che interviene per sistemare i problemi nel ristorante. Ad intepretarlo è Matty Matherson, uno chef canadese e personalità televisiva. Il suo obiettivo dichiarato: ricoprire tutto il suo corpo, che lui chiama Skin Mountain, di inchiostro.

Non so se abbia lo stesso obiettivo, ma si è già portato molto avanti LXX Blood, rapper e attore in Prisma (altra bella serie TV di Ludovico Bessagato già regista di Skam Italia) che porta con disinvoltura i suoi tattoo e che nella serie interpreta un 17enne (in realtà ne ha qualcuno in più).


Concludo questa lunga puntata con l’arte di Fabio Viale, scultore che vive e lavora a Torino.

Leggo dalla sua bio: "conosciuto per i virtuosismi tecnici nel modellare il marmo di Carrara, fin dalle sue prime realizzazioni è impegnato nella ricerca di un rapporto con i capolavori dell’arte classica, realizzando copie identiche di celebri statue quali la Venere di Milo, il Laocoonte o le opere di Canova, sui quali l’artista sovrascrive nuovi valori attraverso l’asportazione di parti oppure attraverso il processo di “tatuatura”, secondo una tecnica da lui stesso messa a punto".


Non una semplice decorazione - ha spiegato Viale in un’intervista sul blog dell’accademia Santa Giulia - ma un tratto che abbia a che fare con la storia dell’arte o il tatuaggio criminale.

Ad introdurlo a questo stile, Nicolai Lilin, autore di Educazione Siberiana da cui è stato tratto l’omonimo film di Gabriele Salvatores “un mondo fatto di simboli, croci, pistole, ma estremamente ricco di storia. Questo aspetto, trovavo, che potesse dare all’opera uno spessore.

Il mio desiderio è far sì che il marmo divenga pelle e che metta in evidenza ancor di più questo effetto di metamorfosi. Come lo tatuo, è un concetto abbastanza complicato che parte dalla texture: il marmo deve essere molto poroso, come la nostra pelle per far sì che il colore entri in questi micro buchi e che penetri un po’ dentro la materia come davvero fa l’inchiostro del tatuaggio. Poi, una volta entrato, viene fissato con degli impregnanti che stabilizzano il colore all’interno della materia. Non posso entrare più nello specifico perché sono un po’ i trucchi del mestiere."



Bibliografia

Cecilia De Laurentiis, Marchiati. Breve storia del tatuaggio in Italia (Momo Edizioni, 2021)

Fabio Brivio, Cuori trafitti, Madonne e sirene. Significato e tradizione del tatuaggio in Italia (Gribaudo, 2021)

Yori Moriarty, Il tatuaggio Giapponese. Significati, forme e motivi (L'ippocampo, 2020)

Tatoueurs, Tatoués, Musée du Quai Branly (6 maggio 2014 - 18 ottobre 2015)

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