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  • Laura Invernizzi

Serie TV e Pregiudizio

Avrei voluto fare una puntata romantica tra un paio di settimane, in linea col periodo di cuori e cioccolatini tipici di metà febbraio, ma mi sono talmente tanto fissata sul tema da abbandonare o meglio posticipare quello previsto per la puntata odierna (in realtà sono mesi che lo rimando poverino).

Vengo al dunque…cos’è il pregiudizio?

Definizione Treccani: idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore.


Abbiamo la tendenza a liquidare anche in modo facile o pseudo snob quanto leggiamo e vediamo, quel “sì, però” che ci esce dalla bocca, l’alzata di sopracciglio al limite del cinico.

E’ avvenuto di recente anche per una serie TV resa disponibile su Netflix il giorno di Natale: Bridgerton, scritta da Chris Van Dusen, prodotta da Shonda Rhimes e tratta dal primo romanzo di Julia Quinn The duke and I (Il duca ed io), ambientata nella Londra del 1813.


Sì, sono consapevole che di parole sulla serie ne siano state spese molte, le critiche poi si sprecano: dai paragoni con Orgoglio e Pregiudizio, al liquidare il tutto con un dispregiativo “come un Harmony”, alla mancata accuratezza storica visto che alcuni attori/attrici sono neri.


Non è che voglia far cambiare idea a nessuno, il mio intento è piuttosto quello di argomentare, attraverso quanto ho letto e visto sul tema, sperando di dare qualche spunto in più. Poi se non vi piace…eh succede, anch’io ho generi che non guardo (e su cui però evito di esprimermi perché non conosco l’argomento).


Partiamo da Jane Austen: Orgoglio e Pregiudizio è uno dei libri a cui sono più affezionata e non storcete il naso liquidandolo come storiella romantica.

E se non vi fidate delle mie parole, vi riporto quelle di William Somerset Maugham:

la signorina Austen è attenta alle cose comuni, i coinvolgimenti, i sentimenti e i personaggi della vita ordinaria; nulla succede davvero, eppure, non appena si arriva al fondo della pagina, la si volta con impazienza per sapere cosa succederà dopo; nulla ancora accade, eppure si volta nuovamente la pagina, con la stessa impazienza. La capacità di provocare quest'impazienza è il più grande dono che un narratore possa avere e io mi sono spesso chiesto cosa la provochi. Come mai anche quando si è letto il romanzo, più e più volte, l'interesse non cala mai? Penso che per Jane Austen ciò sia dovuto al fatto che ella era immensamente interessata ai propri personaggi e alle loro vicende, e al fatto che credeva in essi profondamente.”

La capacità di far entrare nel proprio mondo il lettore o lo spettatore, romanzi e perché no serie di evasione.


È probabile che lavoro della Austen abbia in qualche modo influenzato Julia Quinn e l’accostamento con Orgoglio e Pregiudizio risulta più evidente rispetto ad altri romanzi per alcune caratteristiche simili: l’epoca in cui sono stati ambientati i libri è la stessa (Regency 1811-1820), i matrimoni combinati e i balli/ricevimenti come luoghi più adatti agli incontri…la presenza di una giovane donna che si vuole invece sposare per amore e un giovane uomo ambito e un po’ scostante

Ho letto il libro Il duca ed io; lo avevo salvato da quasi una quindicina di anni sul pc e le similitudini sono evidenti.

Devo ammettere che il lavoro dello showrunner Van Dusen e della Rhimes hanno portato la trama di Bridgerton ad un livello superiore dando vita e spessore non solo ai protagonisti - Daphne e Simon - ma anche a tutti gli altri (e non mi riferisco solo ai membri della famiglia Bridgerton) ed esaltando la presenza di Lady Whistledown, la penna cinica e pettegola che racconta tutto quello che accade nell’alta società londinese (la voce fuoricampo è di Julie Andrews) e sì…un po’ ti aspetti che nei saluti dica xoxo Gossip Girl, come l ’omonimo teen drama di qualche anno fa, ma del resto anche Jane Austen con le sue parole non era da meno, descrivendo pregi e difetti dei protagonisti.

Non mi sbilancio mai, ho detto spesso – anche nella scorsa puntata – che non si deve fare paragoni tra libri e serie, ma devo ammettere che lo stile scelto per la trasposizione televisiva ha reso unica ed interessante una trama che sarebbe potuta scivolare in una versione sbiadita di Orgoglio e Pregiudizio.

Mi è capitato spesso di guardare serie TV in costume (quasi tutte british), nella prima puntata de Il divano chiama parlai di Downton Abbey ma anche della sconosciuta Lark Rise to Candleford (Polly Walker che interpreta Portia Featherington era presente nel cast) e non si contano gli adattamenti dei libri della Austen, (vogliamo parlare di Colin Firth che interpreta Darcy?) ma per quanto accurate mancano dell’appeal e di quello giusto sfarzo che fa sognare, ne è un esempio Sanditon, romanzo incompiuto appunto di Jane Austen (una 50ina di pagine) da cui è stata tratta una serie TV nel 2019 (disponibile in Italia su Laeffe*).


Beh se prima guardi Bridgerton, i colori, i 7500 costumi, lo stile che ricorda la Marie Antoinette della Coppola, Sanditon ti sembra sbiadito, datato. Comprendi meglio perché la serie in onda su Netflix (grazie anche a milioni di visioni) abbia un seguito garantito (la notizia della rinnovo per la seconda stagione è arrivato giovedì scorso), mentre nonostante il finale aperto Sanditon non ha avuto e probabilmente non avrà la stessa sorte.

Non ho citato a caso questa serie, mi è utile per smontare un pregiudizio.

Jane Austen si è limitata a tratteggiare i protagonisti di Sanditon e tra questi figura Miss Lambe, una ragazza di 17 anni che viene descritta come ricca ereditiera “half mulatto” originaria delle Indie Occidentali….quindi la grande critica a Bridgerton che la presenza di persone nere e ricche all’epoca sia una forzatura….beh non è proprio così (e cmq sappiamo da sempre che la storia e la rappresentazione dei protagonisti è bianco centrica, quindi è possibile che ci sia una storia di cui non abbiamo conoscenza e che riguarda persone nere.)

Marina Pierri, giornalista già citata spesso qui ha fatto un paio di dirette sul tema Bridgerton, la prima con Paolo di Lorenzo (TVserial) sul tema dell’inclusività.

Mi sono annotata alcuni passaggi che condivido con voi, ma consiglio di vedere tutto il video (recuperabili dal suo canale IGTV).

Una serie TV non è un documentario non è necessaria l’accuratezza storica…verissimo, vediamo serie di zombie o fantascienza e non battiamo ciglio e qui si fanno le pulci (come se fossimo ovviamente tutti studiosi del periodo)

I due giornalisti hanno sottolineato il fatto che è una serie che può sfidare il nostro modo di pensare…abbattere i muri, perché ci disturba tanto una persona nera possa avere posizione di potere?

La stessa autrice Julia Quinn era un po’ timorosa all’inizio per la scelta del cast (Simon, il duca di Hastings è interpretato da Regé Jean Page, attore britannico di madre zimbabwese, ma anche la regina – figura non presente nel libro - è interpretata da un’attrice guyanense - così come la splendida Lady Danbury ha il volto di Adjoa Andoh) perché avrebbe pregiudicato l’accuratezza storica, ma essendo una storia d’amore, questa scelta permette di raggiungere il maggior numero di persone.

Un po’ il discorso sottolineato per High Fidelity, dell’immedesimarsi e il sentirsi rappresentato in una storia.

Non credo sia una forzatura o un voler scandalizzare, alcuni sono attori/attrici che hanno già collaborato con la Rhimes. Li ho apprezzati per le loro interpretazioni, per il loro essere credibili nel ruolo (e la regina è uno spettacolo da guardare…ha un viso che dice tutto senza nemmeno dover proferire parola)

E se qualcuno si sta chiedendo se le mie parole siano frutto del fascino di Simon Bassett, rispondo subito di no…bello eh, ma resto imparziale e nonostante il binge watching all’epifania non me lo sono sognato di notte!


E qui apriamo l’altro tema, anzi due: troppo sesso e trama Harmony.

Di fatto è un Harmony!

Nel senso che è stato pubblicato in Italia da Harlequin Mondadori, già diversi anni fa (ora la casa editrice è stata acquistata da HarperCollins).

Qui ci sarebbe da disquisire parecchio ma la faccio breve; i cosiddetti romanzi d’amore vendono milioni di copie l’anno, con 10000 nuovi titoli. Questi sono i dati riportati dalla Romance Writers of America.

Un filone che non conosce battute d’arresto, anzi trascina l’industria libraria e sta cercando nel tempo di diversificare il genere in modo da allargare ed includere quanti lettori possibili sia in termini di etnicità che di orientamento sessuale e non da ultimo ponendo attenzione – rispetto al passato, pur trattandosi di romanzi – ad evitare situazioni di coercizione o non consenso nelle relazioni tra i protagonisti.

A sentire la parola Harmony lo snob che è in noi emerge, ma non è che 50 sfumature di grigio fosse meglio, anzi! Almeno in quel genere (e ne ho letti alcuni in passato) le espressioni utilizzate erano fantasiose e mai banali.

Se ci soffermiamo a contare le scene di sesso in Bridgerton ci perdiamo alcune cose importanti che emergono.

Non erano solo fine a se stesse come a volte accade, erano credibili perché pensate e “studiate”. C’è anche l’aspetto del piacere sessuale femminile, autoerotismo e non solo che viene evidenziato nella serie…non accade mai.

Ne parla sempre Marina Pierri, questa volta con Clara Ramazzotti (giornalista freelance ed insegnante che vive a Brooklyn) in un’altra diretta di IG in cui affrontano anche il tema dello stupro.

E qui si ritorna al tema “leggerezza” se un libro o una serie sono leggeri, di evasione, non è detto che non abbiano qualcosa da dirci, o delle sfumature che non possiamo cogliere.

E il lavoro fatto con Bridgerton, sotto i km di stoffa, ce n’è molto e diversificato a chi li vuole cogliere.


E chi dice che la storia d’amore è scontata, forse dimentica che anche i crime si muovono su binari simili con personaggi dalle caratteristiche spesso comuni (vedi quelli che definisco i detective stropicciati) con omicidio, indagini e spesso cattura del colpevole.


*ora su Now TV

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