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  • Laura Invernizzi

Quando la musica si fa serie

Torno nuovamente sul tema “programmi saltati causa Covid-19”

Ebbene sì, nonostante il mio essere l’Emily Dickinson milanese avevo organizzato una vacanza - di cui ho parlato qualche settimana fa - e il festeggiamento del mio compleanno (il 14 giugno) con il concerto dei Foo Fighters.


Il compleanno resta lì, ma l’evento live è stato posticipato al 12 giugno 2021* (spero di non perdere in giro per casa i biglietti e di non fissare altre cose per quel giorno!)


Presa dalla nostalgia per Dave Grohl e soci ho rivisto il documentario Sound City e Foo Fighters: Sonic Highways che invece è una serie. Entrambe dirette dal leader della band.


Due cose su Sound City - si può vedere su Amazon Prime Video – che prende il nome dello storico studio di registrazione di Van Nuys, Los Angeles e ne ripercorre le tappe e la storia.

Nei 40 anni di attività è stato infatti punto di riferimento per molte band e musicisti, hanno registrato qui Neil Young, Tom Petty, Elton John, Johnny Cash, Metallica, Nirvana, Rage Against The Machine (solo per citarne alcuni).

L’avvento del digitale ha però fortemente compromesso l’attività dello studio tanto da decretarne la chiusura nel 2011 e la vendita di numerose apparecchiature tra queste la console Neve Electronics 8028 acquistata proprio da Grohl (che si trova ora nel suo studio).


Sull’onda quindi del ricordo di questo luogo particolare e per molti significativo è stato realizzato un documentario – presentato al Sundance Film festival nel 2013 e un album/colonna sonora Sound City: Real to Reel che contiene undici brani composti da Grohl insieme a diversi musicisti che hanno preso parte al film.


L’accoglienza di pubblico e critica è stata molto positiva e il passo verso qualcosa di simile è stato breve; non un secondo film ma la registrazione di un album - itinerante - non registrando solamente in storici studi in giro per gli stati uniti, ma facendo sì che il viaggio e gli incontri con gli artisti – vecchi e nuovi della scena musicale del luogo - confluissero nello sviluppo creativo.


Che azzardo!


Nasce così Foo Fighters: Sonic Highways. “Una lettera d’amore alla storia della musica americana”, questa la definizione di Grohl della serie che è composta da 8 episodi, per 8 canzoni, per l’ottavo album della band!

Ogni episodio approfondisce l’identità di una città, mostrando come questi luoghi abbiano influenzato i musicisti (della band e non solo) mentre muovevano i primi passi nella musica.

Come ha spiegato Dave Grohl in un’intervista che ho visto online - Sonic Haighways parte da Chicago perché è stato il luogo dove lui ha visto per la prima volta il concerto di una band e da lì è nata l’ispirazione a diventare musicista.

Si parte per gradi, ripercorrendo la storia della città, dal blues di Buddy Guy e Muddy Waters negli anni 50-60 per arrivare al rock Cheap Trick e al punk dei primi anni 80.

Lo studio di registrazione è quello di Steve Albini - Electrical Audio - dove i Nirvana registrarono “In Utero”.

Dalle suggestioni scaturite dalle chiacchierate coi musicisti Grohl scrive Something for Nothing, primo singolo della band che vede la partecipazione di Rick Nielsen dei Chip Trick.

La tappa successiva è Washington, altro luogo familiare a Grohl con le differenze sociali e gli scontri, lo stile gogo, ma anche gruppi della scena rock e punk degli ultimi anni.

Nashville che evoca immediatamente il country con Dolly Parton, Willie Nelson - prima del suo trasferimento a Austin - e Zack Brown (forse poco conosciuto da noi) con cui Grohl ha collaborato in passato ed è presente nel brano Congregation.

Il viaggio prosegue poi in Texas, Austin appunto poi Los Angeles nello studio di registrazione Rancho De La Luna in mezzo al deserto e ad accompagnarci nella storia musicale di Palm Desert è il chitarrista della band Pat Smear.

Non poteva mancare una tappa a New Orleans con tanto di concerto con la Preservation Hall Jazz Band e ancora a Seattle…forse il capitolo più toccante, per chi lo ha vissuto come Grohl, ma anche per noi, adolescenti degli anni 90, luogo permeato dai lutti …non solo Kurt Cobain, ma nell’episodio c’è Chris Cornell morto poi suicida nel 2017.

L’ultima tappa è NYC con tanto di intervista all’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama.


Non è necessario essere fan della band per apprezzare Sonic Highways, perché al di là dei ricordi personali dei componenti dei Foo Fighters e della registrazione dell’album permette di comprendere quanto alcuni elementi – luoghi e persone – abbiano influenzato le scene musicali ed artistiche e fatte evolvere. Gruppi che ai più non dicono nulla, ma che sono stati fondamentali per le generazioni successive.

Sono contenta che ci siano sempre più progetti similari (sia film che serie) che pur avendo la necessità di condensare e sintetizzare le mille sfaccettature musicali di una band, di un’artista o l’evoluzione di un genere ci permettono di venirne a conoscenza.


Ma tornando al buon Dave Grohl…quando lo rivedremo dietro la macchina da presa?


Pare che ci sia già stato anche non si è ancora concluso, complice la madre Virginia che nel 2017 ha scritto un libro “From Cradle to Stage” in cui racconta aneddoti e ricordi da madre di un’artista, includendo anche interviste ad altre madri**.


A proposito di Sound City; lo studio ha riaperto nel 2017 con l’utilizzo di alcune storiche console. Non so quanto il successo del documentario di Grohl abbia contribuito, ma mi piace pensare che l’affetto, la stima e anche le professionalità che si sono spese in quel luogo ed emerse nel film abbiamo aiutato in questa scelta (forse controcorrente)


Ultimi dettagli “tecnici” Sonic Highways prodotta da HBO era stata trasmessa su Sky Arte e Rai5. Sono disponibili i dvd e qualcosa si trova anche online, mentre come dicevo in apertura Sound City è su Amazon Prime Video.


*il concerto è stato nuovamente posticipato al 12 giugno 2022


**la prima stagione è uscita in Italia il 30 maggio 2021. Disponibile su Sky.

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