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  • Wilma Viganò

Piazza Niccolò Tommaseo

LA CHIESA DEI SEGRETI


Oggi vi vorrei accompagnare alla scoperta di un luogo pieno di segreti. A partire dal nome. Il luogo è la chiesa di Santa Maria Segreta di piazza Tommaseo (tra l’altro recentemente ristrutturata) che val bene una visita.

Cominciamo dunque col nome. A detta di San Carlo - che evidentemente se ne intendeva – c’è stato un tempo in cui non esisteva città al mondo, Roma compresa, che superasse Milano quanto a chiese e monasteri dedicati alla Vergine. Così, per non confondersi tra le varie destinazioni, venne adottata l’usanza di aggiungere al nome della Madonna qualche - diciamo così - “tratto distintivo” che qualificasse di quale Maria si stesse parlando. Ma perché “segreta”?

Almeno due sono le ipotesi. La prima interpreta “segreta” come derivazione di “secretum (cioè sacello), l’altare di Demetra del tempio pagano originale sul quale venne edificata la chiesa cristiana. La seconda ipotesi si rifà invece al nome di una delle tre donne, tale Ancilla Secrea, che, nell’anno del Signore 836, sponsorizzarono la costruzione del primo edificio cristiano, unitamente ad altre due chiese della zona, quelle di S. Maria alla Porta e di S. Maria Fulcorina. Resta il fatto che Santa Maria è “segreta” fin dall’alto medioevo.

Il secondo mistero riguarda l’indirizzo. Come tutti i milanesi ben sanno, esiste una via S. Maria Segreta dalle parte del Cordusio e quasi sempre al toponimo corrisponde un edificio che gli ha dato il nome. E così fu per oltre un millennio. La chiesa era in effetti collocata in via S. Maria Segreta, ma questo sino al 1911 quando l’intero quartiere venne raso al suolo per far posto alla nuova City milanese con tanto di palazzi per la Borsa, la Posta e le Banche.

La chiesa di S. Maria Segreta era a quei tempi il luogo di culto della buona borghesia milanese che abitava nei quartieri a ridosso del Duomo, borghesia che venne cortesemente “sollecitata” dal Comune a trasferirsi un po’ più in là, dalle parti di piazza Tommaseo. Questi “sciuri”, incoraggiati da generose facilitazioni, si spostarono, ma a condizione che la loro chiesa li seguisse. E così fu. Tant’è che Santa Maria Segreta venne ricostruita nel nuovo quartiere residenziale a cura dell’architetto Augusto Brusconi. Questi, per specifico volere dei committenti, si impegnò a “copiare” la vecchia Santa Maria Segreta all’interno, mentre all’esterno gli venne dato agio di esprimere la propria creatività con una facciata in cemento ricca di nicchie e di statue a metà strada tra il liberty, in voga in quegli anni, e un barocchetto ispirato a quello da Sant’Alessandro in Zebedia, con i due bassi e caratteristici campanili quadrangolari.

Ma non è finita qui. In quello stesso periodo un’altra chiesa, San Giovanni Decollato alle Case Rotte (che stava di fianco al Teatro alla Scala) veniva sacrificata alla moderna viabilità. E l’architetto Mezzanotte (quello della Borsa), un po’ per senso di colpa e un po’ per ruffianarsi i milanesi in trasferta, rimontò la facciata di quest’altra chiesa sul fianco destro di Santa Maria Segreta (quella che dà su via Ariosto), che così si ritrova ad avere due ingressi in stili completamente differenti tra loro.

L’interno di S. Maria Segreta, come abbiamo detto, è pressoché identico alla ricostruzione seicentesca della chiesa originale: stessi archi, stessa planimetria e un’unica, grande navata, con tre cappelle per lato. Come in una sorta artistica di “copia e incolla”, anche le decorazioni sono state riprese e rifatte da Luigi Morgari sulla base degli originali, mentre nella prima cappella a sinistra, che ospita il fonte battesimale, è stata ricomposta l’evocativa decorazione a lunette con gli angioletti del primo Cinquecento di una terza chiesa demolita per far posto ai palazzi della finanza, quella di S. Vittore a Teatro.

Altri reperti della chiesa precedente sono i due pulpiti ai lati del presbiterio (caratteristici del periodo precedente al Concilio di Trento), così come una bella Madonna col Bambino del Trecento posta di fronte al leggìo dell’altare maggiore.

Chiesa Santa Maria Segreta - L'incoronazione della Vergine di Pietro Befulco - Wilma Viganò

Da segnalare anche, su un altare laterale, un imponente angelo miracoloso da invocare in caso di

siccità e diluvi, così come raccomando di non mancare l’ampia sacrestia che conserva tesori di antichi ed affascinanti ricami di paramenti sacri perfettamente restaurati.

Ma - dulcis in fundo - il segreto più clamoroso di S. Maria Segreta è una straordinaria pala d’altare rinascimentale custodita in una ex cappelletta di fianco alla sacrestia, oggi giustamente trasformata in sala espositiva permanente (e climatizzata) a disposizione per visite da parte di tutta la cittadinanza.

Il dipinto, che rappresenta l’Incoronazione della Vergine, m’ha talmente incantata che non mi son sento in grado di trasmetterne le valenze artistiche, storiche e simboliche. Ho chiesto quindi aiuto al Parroco, Don Maurizio Corbetta, custode di cotanta bellezza, ed ecco le sue risposte:


Don Maurizio, chi è l’autore di questo capolavoro? E com’è arrivato a Milano alla vostra chiesa?

L’autore di questo capolavoro è Pietro Befulco, un pittore rinascimentale che operava nell’ambito salernitano. Un pittore del sud dunque, tant’è che la pala, appena restaurata, è stata inviata a Matera in occasione dell’Anno Europeo della Cultura Matera 2019 proprio per essere ospitata in una mostra dal titolo “Rinascimento visto dal Sud”. Ed era forse una delle opere più importanti di questa mostra.

Comunque risulta che a Pietro Befulco il 5 ottobre 1492 venga commissionata una pala preziosa da parte del priore degli Eremitali di Santa Maria Caponapoli. E lui realizza quest’opera: sicuramente è un capolavoro, un grande capolavoro. Di Pietro Befulco non abbiamo molto altro, per cui forse questa che custodiamo a Santa Maria Segreta è la sua opera principale. L’arte di Befulco consiste nel saper coniugare lo stile napoletano contemporaneamente a quello catalano e fiammingo, e questa combinazione la si riscontra soprattutto nei vestiti e nei disegni damascati che rivestono le figure. E lo sguardo del pittore si rivolge al tempo stesso al tardo gotico - la pala infatti ha un fondo in oro zecchino tipico di quello stile - ma anche un al Rinascimento, come testimoniato dal pavimento di questo meraviglioso Paradiso ha già una prospettiva molto chiara e definita.

L’altra domanda su “come sia arrivata qui a Santa Maria Segreta” il fatto resta un segreto, un mistero, perché proprio nessuno sa come sia accaduto. Sappiamo delle vicende di questa chiesa conventuale, ma non sappiamo come e quando la pala sia giunta sin qui, anche perché non c’è nessun altare che la possa ricoverare. Anche facendo un semplice ragionamento, una pala così preziosa non poteva sicuramente essere ospitata su un altare laterale o minore: sicuramente era destinata ad un altare principale. Oltretutto la pala fa parte di un polittico i cui fianchi sono attualmente al Museo di Capodimonte di Napoli e quindi c’era probabilmente anche un cappello con una crocifissione, anche questa è andata perduta, così com’è possibile che sia andata perduta anche una probabile predella. E non sappiamo se qualche dono o lascito particolare l’abbia portata sino a Milano.


So che è molto difficile descriverla a parole ma, molto brevemente, cosa rappresenta la pala e qual è il suo significato portante?

La pala rappresenta l’incoronazione della Vergine Maria da parte della Trinità, e Befulco, sotto la guida dei committenti, quasi certamente dei religiosi, ci insegna diverse cose. Per esempio, Maria della Trinità è sposa dello Spirito Santo, madre del Figlio di Dio e figlia del Padre in Cielo. Befulco, per indicare questa triplice parentela, l’ha rivestita coi tessuti di tutti e tre, cosicché Maria è rivestita come il Padre, come il Figlio e come lo Spirito Santo. E’ inoltre rappresentata nel compimento di un gesto molto simbolico ma molto vero, cioè quel gesto che l’evangelista Luca descrive nei Vangeli dell’infanzia dove Maria conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Ecco dunque questa donna che prende un lembo del suo mantello con le mani incrociate sul cuore, proprio per indicare questo silenzio meditativo del mistero di Cristo. Ma, attraverso il lembo di questo mantello, vuole anche coprire il suo grembo, il suo grembo fecondo, quasi a indicare che la sua vera grandezza, il motivo per cui tutte le genti la chiameranno “beata” o “benedetta tra tutte le donne”: perché è la madre di Dio. E lei nasconde questo grembo fecondo, lo vela, quasi a indicare una sorta di mistero perché proprio lì c’è il tabernacolo dell’incontro tra Dio e l’umanità. E poi vediamo Gesù, questa grande figura che sta alla destra della Vergine, mentre incorona sua madre con due mani: un gesto che simbolicamente potremmo interpretare come l’incoronazione di due figure, le madre ma anche la sposa, e cioè la Chiesa. Perché, come dice Paolo agli Efesini, lui vuole presentare la sua sposa, la sua Chiesa, senza macchia né ruga, ma santa e immacolata. La pala ci presenta dunque Maria come l’ideale perfetto del cristiano, cioè colui che dice sì alla volontà di Dio, viene esaltato, viene incoronato, e in qualche modo realizzato per questo suo sì, per la sua risposta a questa vocazione. Quindi, guardando questa immagine straordinaria, ogni cristiano vede qual è la realizzazione del suo destino ultimo, cioè la comunione piena con la Trinità.


E tutto questo splendore è visibile e visitabile da tutti? E come?

Certo, perché Dio ha creato la luce per vedere la bellezza e quindi non possiamo impedire che tutti possano vedere questa meraviglia. Io stesso mi arrabbio molto quando vado in una chiesa monumentale o in museo e lo trovo chiuso per vari motivi. Quindi la disponibilità di mostrare la pala c’è. Si tratta però di un’opera molto preziosa, recentemente restaurata in modo assolutamente lodevole, e che va quindi custodita in un ambiente con la giusta vaporizzazione, il giusto clima. Per questo l’ospitiamo in un luogo appartato che fa parte della sacrestia monumentale di Santa Maria Segreta. È però è possibile vederla in qualsiasi momento della giornata e coloro che, a gruppi o singolarmente, vogliono accedere a questo capolavoro, basta che prendano un appuntamento in segreteria scrivendo una mail a segreteria@santamariasegreta.it.

Oppure se mi trovano in chiesa, e ci sono senz’altro il sabato pomeriggio per le Confessioni, oppure dopo la celebrazione della Messa, nella misura del possibile mi farà piacere presentare la pala ai visitatori, magari accompagnandola con una parola di spiegazione che può essere d’aiuto a comprenderla nel miglior modo possibile.


Nota: per concordare le visite - oltre alla mail - si può contattare la segreteria parrocchiale (tel. 02.436240). Informazioni sul sito www.santamariasegreta.it

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