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La Milano di Agostino - 1

  • Immagine del redattore: Wilma Viganò
    Wilma Viganò
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Ciao a tutti. Da qualche tempo, anzi non da qualche tempo ma esattamente dall’8 maggio 2025, cioè dal giorno dell’elezione dell’agostiniano Robert Francis Prevost al soglio pontificio, Sant’Agostino è tornato alla ribalta popolare. Non che negli ultimi sedici secoli la sua modernità si sia mai oscurata. A lui si ispirarono Tommaso d’Acquino, Lutero, Pascal, Kierkegaard, per citare solo alcuni pensatori che hanno lasciato un segno nella storia dell’umanità. Petrarca viaggiava con in tasca una copia delle Confessioni, e persino Freud gli tributò il primato della scoperta del “subconscio”. Insomma un personaggio a tutto tondo la cui grandezza, pensiero e forma di vita si plasmarono a Milano. Da qui l’idea di mettere insieme qualche spunto che possa indurci, in qualità di moderni pellegrini urbani, alla scoperta, o alla riscoperta, di luoghi della nostra città che testimoniano o rievocano l’esperienza di Agostino a Milano dove ha trascorso anni fondamentali per diventare quello che è stato.

Come prima tappa di questa insolita passeggiata suggerisco di avviarci verso il centro, e più esattamente in piazza dei Mercanti dove, sul lato prospicente al Palazzo della Ragione, possiamo innanzi tutto incontrare il nostro eroe. Agostino vi è infatti rappresentato nell’imponente statua posta al centro della facciata delle gloriose Scuole Palatine. L’opera è attribuita a Giovan Pietro Lasagna, uno scultore molto attivo a metà del Seicento nel cantiere della Fabbrica del Duomo, a cui era stato assegnato anche l’incarico di istruire gli apprendisti all’arte della scultura. Qui Agostino appare in versione giovanile, coi boccoli, senza barba, con abbigliamento casual diremmo oggi, ma con l’immancabile libro tra le mani. Ma perché questa collocazione e perché questa rappresentazione poco, diciamo così, “istituzionale” del grande santo? Il fatto è che in questo modo si è voluto celebrare la ragione del suo arrivo a Milano, e il ruolo da lui svolto nella prima parte del suo soggiorno.

Ricordiamo che Agostino era nato a Tagaste, nel territorio dell’attuale Algeria, il 13 novembre del 354 e fu lì che, dopo una giovinezza per così dire “allegra”, mise la testa a posto: si sposò, ebbe un figlio e studiò legge e retorica alla scuola di Cartagine. Straordinariamente precoce e brillante, la sua fama arrivò sino a Milano – a quel tempo capitale dell’impero romano d’occidente – dove si era resa disponibile la cattedra di retorica presso le antichissime scuole di formazione superiore che sarebbero state più tardi denominate Scuole Palatine. Ed Agostino, che al tempo non era nemmeno cristiano, accettò di trasferirsi nella nostra città per coltivare al meglio il suo pensiero e la sua cultura condividendola con le più elevate menti dell’epoca. Insomma Agostino è stato, né più né meno, che un cervello in fuga. In fuga dal suo luogo d’origine e con destinazione laddove pulsa il sapere. Dopo sedici secoli, niente di nuovo sotto il sole. Purtroppo della sede quattrocentesca delle Scuole Palatine resta solo l’imponente e ricca facciata seicentesca dell’architetto Carlo Buzzi che oggi arreda esternamente un edificio moderno sede di uffici e abitazioni. E se volete saperne di più, potete riprendere la puntata numero 96 di A spasso con Wilma che racconta nel dettaglio piazza dei Mercanti.

Ma torniamo ad Agostino che giunse a Milano, via Roma, nel 384. Fu sempre a Milano che, mentre insegnava retorica alle Scuole Palatine, ebbe luogo il fatale incontro con l’allora vescovo Ambrogio. Un incontro che cambiò la sua vita, oltre a quella della storia filosofica e teologica del mondo occidentale. Agostino infatti, ispirato da Ambrogio, si convertì al Cristianesimo e nella notte di Pasqua del 25 aprile 387 venne battezzato, assieme al figlio Adeodato e alcuni amici, dal vescovo in persona, che ne apprezzava pienamente il valore. Ed è proprio sul luogo di questa cerimonia che ci dirigiamo per la nostra seconda destinazione: cioè il battistero di S. Giovanni alle Fonti posto nel sottosuolo dell’attuale piazza del Duomo. Uno straordinario reperto archeologico scoperto per caso nel 1961 nel corso dei lavori per la linea 1 della metropolitana e oggi visitabile con accesso dall’interno della cattedrale. Il battistero si trova a circa quattro metri di profondità, era stato commissionato da Ambrogio stesso ed era collocato tra la basilica vetus (cioè la chiesa che oggi definiremmo feriale, poi denominata di Santa Maria Maggiore) e la basilica maior (poi rinominata a Santa Tecla e oggi andata completamente distrutta per far posto al Duomo). In verità i battisteri erano due: l’altro si trovava sul retro di Santa Tecla, era dedicato a Santo Stefano ed era riservato alle donne. Niente parità di genere ai tempi, nemmeno per il giorno del battesimo.

Il battistero di San Giovanni consisteva (e se ne vedono chiaramente i resti) in una vasca a pianta ottagonale con una diagonale di circa venti metri ed altrettante nicchie lungo le pareti perimetrali, a significare – cito Sant’Ambrogio – “Il settimo giorno della creazione indica il mistero della legge, l'ottavo quello della risurrezione di Gesù e quindi dell'eternità”. Il catecumeno, già adulto, vi accedeva scendendo tre gradini e procedendo verso oriente (cioè verso la luce) dove veniva asperso con l’acqua sempre fluente, chiaro emblema di vita. Come già detto, il battesimo veniva somministrato la notte di Pasqua e i battezzandi indossavano una tunica bianca, tant’è che venivano detti “in albis”, cioè in bianco. La tunica bianca veniva poi portata per tutta la settimana successiva, fino alla cosidetta domenica “in albis deponendis”.

Pensate che l’intera struttura del battistero, abbellita poi nel sesto secolo con mosaici a sfondo aureo e decori a motivi floreali dal vescovo Lorenzo I, venne demolita nel 1388 per far posto ad una qualsiasi cassina di servizio per la fabbricazione del Duomo. Ma quel che resta mantiene senza alcun dubbio l’atmosfera e lo spirito dei tempi di Agostino.

Riemersi in piazza Duomo, se siete bravi o, meglio, se disponete di un cannocchiale, potreste cercare di individuare tra le 3.600 statue che adornano la nostra cattedrale quella di Agostino. La dritta per cercarla è che dovete puntare sul versante nord-ovest del pennacchio del Tiburio dove il santo è rappresentato da Giuseppe Rusnati nel sua funzione di vescovo. Già, perché l’anno dopo il battesimo di cui sopra, Agostino tornò in patria dove divenne prima sacerdote e poi, contro la sua volontà, un po’ come era successo a Sant’Ambrogio, fu nominato vescovo, carica che mantenne sino alla morte avvenuta ad Ippona nel 430. E il Rusnati ce lo presenta in questa funzione: ancora piuttosto giovane, con la mano destra alzata in segno di benedizione mentre con la sinistra regge l’onnipresente testo sacro.

Ma c’è un altro luogo a Milano che celebra il battesimo di Sant’Agostino ed è a pochi metri dalla basilica del suo mentore Sant’Ambrogio. E’ la minuscola chiesetta di S. Agostino in Caminadella al numero 20 di via Lanzone, che facilmente sfugge alla vista perché le persiane della parte superiore la fanno apparire come una casa qualsiasi. La chiesina, costruita subito dopo la caduta dell’impero, può vantare nobilissime origini visto che le sue fondamenta sembrano corrispondere a quelle del battistero della vicina basilica di Sant’Ambrogio. E la sua funzione originaria, incisa nella lapide posta sul portale d’ingresso, è stata proprio quella di ricordare e celebrare il battesimo di San Giovanni alle Fonti. Risistemata come parte di un complesso verso il 1670, consiste una piccola aula con volta a crociera culminante con un Dio saggio e barbuto. Sull’altare spicca una pala – ridipinta – di una “Vergine con Bambino” del ‘400, e accostata ai lati da due ritratti a tondo con le effigi di Agostino e Ambrogio. Su una parete laterale l’affresco di un anonimo milanese del XVIII secolo raffigura il momento della conversione, quando un Agostino ancor giovane con tanti riccioli in testa e in costume romano, seduto ai piedi di un albero, tende la mano ad un uomo (forse il vescovo Ambrogio) che gli offre l’immancabile libro. In un angolo del locale, un pozzo pseudo antico richiama la funzione battesimale.

Da sempre le comunità agostiniane e le dedicazioni a Sant’Agostino si sono diffuse in tutto il mondo compresa Milano, dove sono almeno sei le chiese direttamente rapportabili a S. Agostino: San Marco, Santa Maria Incoronata, Santa Maria della Consolazione, Santa Rita, Santa Monica e, naturalmente, Sant’Agostino. Ma di queste direi di parlarne nella prossima puntata, per non rendere questa passeggiata troppo faticosa. Ciao a tutti e alla prossima!

 
 
 

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