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  • Laura Invernizzi

La mia banda suona il rock

Come forse immaginerete non tutto quello che guardo sulle piattaforme (da sola o con Alberto) finisce in questo podcast…deve scattare qualcosa, che siano coincidenze o il delinearsi di un argomento più strutturato.

Quindi non vi avrei mai parlato di una docuserie di Netflix se non ne avessi trovata un’altra su una band che mi ha fatta ritornare alla mia primissima adolescenza: gli Heroes de Silencio (ve li ricordate?!?!) la cui storia è raccontata appunto in un documentario uscito ad aprile.

Ora non ero certo una fan, ricordo una manciata di canzoni - in particolare Entre dos Tierras - il fatto che il cantante fosse carino e la sua fidanzata Benedetta Mazzini (sì, la figlia di Mina che si vede per due secondi come conduttrice dello Speciale Festivalbar nel 92), che si fece tatuare il logo della band - nei primi anni 90 le donne tatuate in TV erano poche e ci feci caso, vista la mia passione - di lì a poco avremmo avuto la casa piena di riviste comprate da mio fratello.

Comunque ero curiosa di saperne di più perché da noi la band è passata quasi come una meteora e quindi Heroes: Silence and Rock & Roll ci racconta la storia del gruppo attraverso i suoi componenti (ma ci sono anche produttori e manager) con molto materiale video dell’epoca - dagli esordi, ai tour fino all’ultimo concerto del 2007 - molti anni dopo lo scioglimento della band avvenuto nel 1996, all’apice del successo (uscirono però altri album e compilation, visto il contratto ancora in essere con Emi).

Dove sarebbero arrivati se non ci fossero state incomprensioni e dissidi aggravate anche dalla morte del loro tour manager? Non lo sappiano, molti però hanno proseguito con carriere soliste o all’interno di altre band.


Ma passiamo oltre o meglio lasciamo la Spagna per andare in Sud America e facciamo anche un salto all’indietro con Rompan Todo: la storia del rock in America Latina docuserie in 6 episodi.

Eh sì perché si parte dagli anni 50 con La Bamba di Ritchie Valens, poi l’influenza dei Beatles e le canzoni tradotte in spagnolo fino ad arrivare ad avere una propria identità. Impossibile però scindere la musica dal contesto.

Nicolás Entel – creatore della serie – ha sottolineato che per molti aspetti "non si racconta la storia del rock in America Latina, ma la storia dell’America Latina attraverso il punto di vista del rock."


La musica si nutre del contesto; e il contesto sociale, politico e culturale dell'America Latina è sempre stato estremamente ricco", ha spiegato Gustavo Santaolalla, produttore esecutivo del documentario, musicista e compositore, vincitore di due Oscar, un Golden Globe e più di 14 Grammy tra i cento dischi prodotti per musicisti di tutto il continente.

Volevo raccontare questa storia nel contesto dell'ambiente socio-politico dell'epoca. Anche i musicisti che fanno parte della storia non sono facilmente consapevoli di questa connessione. Ma quando inizi ad andare più a fondo e guardi tutto il quadro, ti rendi conto di quanto fossero simili le situazioni, di come sono successe le stesse cose in molti paesi.” (fonte NYT).


E’ un viaggio per certi aspetti sconosciuto, gruppi musicali che pochi di noi hanno sentito nominare. Io ho riconosciuto giusto Julieta Venegas che con Me Voy nel 2006 divenne famosa anche in Italia, ma è estremamente interessante perché ci offre spaccati di vita che non troviamo nei libri di storia e nel caso siano riportati non si arriva a studiarli e a parte alcuni fatti - come il golpe in Cile, il cui impatto è sottolineato anche in Rompan Todo – il resto ci appare sempre troppo lontano. Questa serie invece a mio avviso offre uno stimolo ulteriore di approfondimento storico-culturale.

Tornando alla musica su Spotify è presente una compilation che porta il nome della docuserie con ben 119 brani.

Tutto perfetto? Ovviamente no perché tra le critiche mosse il fatto che – nonostante il sottotitolo riporti La storia del rock in America Latina – manchi all’appello il Brasile; la rivista Anfibia ha fatto un post su IG “la rabbia e il disagio per Rompan Todo è ancorato all’assenza di particolari artisti e band, ma anche di un’intera striscia di America Latina che la miniserie guarda direttamente: il Brasile (tra gli esponenti – anche qui scavo nei ricordi personali – i Sepultura).


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