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  • Laura Invernizzi

Il salto dello Squalo

Avete presente quando state guardando una serie TV, magari la vostra preferita, quella che seguite da parecchie stagioni e ad un certo punto vi trovare una puntata particolare, strana, con scelte opinabili o avvenimenti fuori luogo…qualcosa che vi faccia pensare o addirittura dire: "si, vabbeh, cos’è qta cosa?" o per usare termini da giovani "ciaone", "allora vale tutto" (poi ci sono espressioni più colorite che vi evito).

Ecco allora anche voi siete incappati nel Jump the Shark, il salto dello squalo.

Ho scoperto l’espressione – come ho avuto modo di spiegare – grazie ai Dizionari delle serie TV di Matteo Marino e Claudio Gotti e sono andata ad approfondire la cosa, anche perché pur non avendo mai dato un nome alla sensazione, mi è capitato qualche volta di pensarlo.

Il primo ricordo in assoluto è stato con Dallas, non era sicuramente adatto ad una bambina, ma a mia mamma piaceva e quindi lo guardavamo tutti. Maggio 85: Bobby Ewing, il fratello buono di JR muore…ok pazienza, la storia va avanti per un’intera nuova stagione e poi torna! È stato solo un brutto sogno di Pamela (la moglie)

Ecco, io da lì credo – all’età di 9 anni certo – non ho capito più nulla della trama, l’incredulità e la perplessità erano forti e in qualche modo ho smesso di vederlo (non sono certa che mia mamma abbia proseguito…)

Il mio primo Jump the Shark!

Ma da dove viene questa espressione? Dall’episodio di Happy Days del 1977 intitolato Hollywood (in Italia arrivato nell’80 con titolo "Fonzie, un nuovo James Dean?" 3ª parte)

Tutti i protagonisti si trovano a Los Angeles per il suo provino di Fonzie (ma poi preferiscono il volto acqua e sapone di Ricky) ma nel frattempo c’è una sfida cui Fonzie partecipa, facendo sci nautico con immancabile giubbotto di pelle e saltando uno squalo!

Ecco per molti quella è stata una scelta poco felice degli autori che hanno messo da parte lo stile “familiare” - forse perché ormai scontato – per fare più audience.

Questa puntata non ha decretato certo la fine di Happy Days (è infatti proseguita ancora per altri anni senza cali di popolarità, come ha sottolineato l’autore) anzi visto che ne parliamo le diamo ancora più notorietà (a distanza di 43 anni).


L’espressione è stata portata al successo da Jon Hein, producer, radio personality (definizione Wikipedia) e fa parte tra le altre cose di The Howard Stern Show che nel 1989 creò il sito JumpTheShark.com andando a ripescare una chiacchierata col compagno di stanza del College Sean J Connelly nell’85…a cui sono seguiti anche un libro e un film prima di vendere il sito nel 2006 a Gemstar per 1 milione di dollari…anche se qualcuno dice tra i 5 e i 10 milioni.

Non male per un sito che parla di puntate di serie TV poco riuscite!

Ufficialmente JumpTheShark.com non esiste più, ma aprendo link qua e là qualcosa sono riuscita a scovare del passato, ovviamente si tratta di qualcosa andato in onda almeno 15 anni fa.

Nel sito era fondamentale il contributo degli utenti, si può ben comprendere quindi che il salto dello squalo è spesso qualcosa di soggettivo, anche se ho trovato la conferma su Dallas!


Facciamo qualche esempio, preso da JumpTheShark.com e non solo (ovviamente mi aspetto anche il vostro contributo post puntata).

ER – Medici in prima linea

Sicuramente una serie longeva (15 stagioni per un totale di 331 episodi) e con un bel ritmo, che è riuscita a superare anche la dipartita di alcuni personaggi/attori a partire da George Clooney. Ma si può considerare un salto dello squalo la scelta di far cadere un elicottero davanti all’ospedale uccidendo Robert Romano dopo che nella stagione precedente lo stesso aveva perso un braccio proprio a causa di un elicottero.

Restando sempre sul genere Grey’s Anatomy

Le tragedie e le situazioni drammatiche sono state spesso al limite, dal disastro aereo (e perdita di due personaggi chiave), sorelle della protagonista che compaiono, la stessa Grey che rischia la morte in modi diversi….insomma non manca nulla in questa serie (su cui torno dopo) ma il salto dello squalo che si ricorda di più perché assolutamente fuori contesto è quella del musical….7a stagione episodio 18. I pensieri dei personaggi sono espressi attraverso il canto….bravi eh…ma davvero sopra le righe.


Spesso non si tratta di un singolo episodio, quello magari si dimentica in base a quanto siamo affezionati alle serie o ai protagonisti, ma piuttosto di una sensazione di stanchezza, dopo molte stagioni, in cui per continuare a tenere alti gli ascolti si alza il tiro, si complica la trama, si fa proseguire la spirale negativa di un protagonista…

Mi viene in mente Dr House (mai una gioia) o anche Suits, a breve su Netflix sarà disponibile l’ultima stagione (e si percepisce). Per non parlare di House of Cards, la cui scelta di allontanare Kevin Spacey a causa delle accuse di molestie ha obbligato gli autori a un cambio di copione, togliere le scene girate con lui (forse addirittura due puntate) e di concludere la serie alle 6 stagione….come sempre ci sono state delle smentite che tutto fosse collegato, ma di fatto il risultato è piuttosto raffazzonato (notate il termine tecnico utilizzato!) anche se Robin Wright era inquietantemente perfetta nella parte.

Non è necessario – a mio avviso - sempre l’happy ending ma spesso lo spettatore è così abituato a non trovarlo che anticipa già le catastrofi che capiteranno.

Io e mio marito con Grey’s Anatomy cerchiamo di individuare sempre qualche paziente non sopravvivrà, perché di solito c’è sempre un morto a puntata. Come del resto un omicidio per la Signora in Giallo. O come mi è accaduto nell’ultima puntata di Mrs Maisel (Amazon Prime Video, il mio binge watching delle feste); a 10 minuti dall’ultima puntata ero certa di quello che sarebbe accaduto (e nn perché sono brava, ma per quello appena detto).

Poi ci sono quelli chiaramente votati al salto dello squalo: è il caso di Fringe (serie TV andata in onda tra il 2008 e il 2013) JJ Abrams lo dichiarò – proprio al debutto - che lo avrebbe fatto subito e anche spesso.

Insomma che si tratti di scelta o di passo falso, nessuna serie TV è immune – come del resto possono esserlo dei sequel di film o libri… ma come dicevo prima è tutta una questione di percezione personale che a volte non va a scalfirne la visione.

Vi ho dato solo qualche spunto, credo sia impossibile essere esaustivi con migliaia di serie TV realizzate.

E voi come la pensate? Avete avuto la sensazione di essere in presenza di un salto dello squalo?

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