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  • Laura Invernizzi

Furti e truffe nell’arte

Storia dell’arte era la mia materia preferita a scuola e se Renoir e Klimt restano saldi nel mio cuore, nel corso del tempo ho conosciuto ed apprezzato altre forme d’arte, mi sono interessata a quella giapponese e nonostante abbia sviluppato un’avversione alle mostre evento con mille persone accalcate, mi piace molto frequentare i musei (soprattutto se ci sono poche persone…)

Si parla molto di arte, aste con cifre da capogiro - anche con soldi virtuali - o al contrario (notizia di queste settimane) il Caravaggio che stava finendo all’asta per 1500 euro a Madrid perché era stato attribuito ad un minore.

Probabilmente ne fruiamo più sullo schermo che dal vivo, tanto da non sapere che alcuni quadri sono scomparsi.

E’ uscita il 7 aprile su Netflix la docuserie This Is a Robbery: The World's Biggest Art Heist /Un colpo fatto ad arte: la grande rapina al museo.

Racconta in modo estremamente coinvolgente, un puzzle che si compone, il furto avvenuto nella notte del 18 marzo 1990 all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston.

Non conoscevo il museo ne questa storia degna di una serie TV. Com’è accaduto anche per altre docuserie viste su Netflix (ad esempio Cecil Hotel), lo stile scelto è molto interessante, come guardare un crime seguendo le indagini passo passo.

In 81 minuti due uomini travestiti da poliziotti rubarono 13 opere (11 tra quadri e schizzi tra questi Tempesta sul mare di Galilea di Rembrandt e Il concerto di Vermeer) valore della refurtiva stimato 500 milioni di dollari. Non aggiungo altri dettagli per non fare spoiler, svelo solo una curiosità che ho trovato su Isabella Stewart Gardner: in uno dei suoi numerosi viaggi nel 1857 vide a Milano quanto fatto da Gian Giacomo Poldi Pezzoli con la Casa Museo – si trova in via Manzoni e merita più di una visita - e si ripromise di fare qualcosa di simile così che le persone potessero usufruire di quanto da lei collezionato (all’inizio della docuserie viene descritta la nascita di questo museo e tratteggiata la figura di questa donna).


E qui si aprono tutte le caselline del mio cervello sia per quello che ricordo di aver letto sui furti d’arte sia per serie TV/documentari.


Parto dalla realtà: secondo l’ONU, il commercio illecito di beni culturali muove 10 miliardi di dollari all’anno. Questo mercato nero è oggi al terzo posto, in termini di volume, dopo la droga e le armi, e comprende, tra gli altri, i furti su commissione, i saccheggi in tempo di guerra, gli scavi illegali, la contraffazione e il riciclaggio e gli acquisti nei mercati delle pulci senza certificazione. È difficile da identificare e coinvolge persone e figure molto diverse: tombaroli, ricettatori, commercianti, intermediari, restauratori, trasportatori, esperti, curatori di musei e collezionisti

Questo testo l’ho preso da un sito dedicato ad una mostra virtuale di Netcher - Network e piattaforma social per migliorare e ricostruire l’eredità/patrimonio culturale (questa la traduzione dell’acronimo).

È un progetto nato dopo gli attentati in Francia nel 2015. Il traffico di antichità infatti è la principale fonte per il terrorismo internazionale quindi si rende è reso necessario sviluppare una rete di esperti coinvolti nella lotta al traffico illecito di beni culturali e per definire una mappa di buone pratiche per la protezione del patrimonio culturale.

All’interno di questo sito si trova un elenco dei principali e più conosciuti database europei di manufatti rubati, a partire da quello dell’INTERPOL, che fa un po’ da catalogo generale (si accede al sito previa richiesta…un po’ un limite secondo me).


Sono invece disponibili i bollettini per le ricerche delle opere d'arte trafugate, realizzato dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che costituisce da vari anni un valido strumento per contrastare il traffico illecito di opere d'arte (sto leggendo il loro testo).

Si chiama Arte in Ostaggio - quanto trafugato non viene considerato perduto, ma solamente tenuto in ostaggio da chi svolge o si avvale di un'attività criminosa, che può essere validamente contrastata attraverso la consultazione di queste pubblicazioni, non solo da parte delle Forze dell'Ordine italiane e delle altre Nazioni, ma anche e soprattutto da parte degli addetti ai lavori, dei mercanti d'arte, degli antiquari e di tutti i cittadini. Proprio per questo motivo è disponibile sia sull'app "iTPC", per smartphone e tablet, sia sul sito www.carabinieri.it, raggiungibile anche attraverso lo specifico link pubblicato sulla pagina www.beniculturali.it, nella sezione dedicata al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Scorrendo l’elenco redatto da Netcher, nel paragrafo dedicato alla Germania è segnalato anche un database dedicato al “perdite” losses risultanti dalla persecuzione nazista in particolare contro gli ebrei e gli oggetti d’arte trafugati dai musei durante quel periodo.

Non è incluso qui perché non europeo, ma esiste ovviamente anche il National Stolen Art File redatto dall’ FBI (consultabile liberamente con ricerca per tipologia).


Lasciamo da parte i furti (almeno in parte) ed andiamo ad aprire un altro tema: le contraffazioni.

Sempre su Netflix c’è un documentario Made you look – Una storia vera di capolavori falsi

Tratta lo scandalo che ha coinvolto la storica Galleria d’arte Knoedler.

Siamo nel 1994 e dalla direttrice Ann Freedman si presenta una donna, Glafira Rosales con la proposta da parte di un cliente (che voleva restare anonimo) per la vendita di alcuni quadri ereditati dal padre, in particolare di Pollock, Rothko e Motherwell. La compravendita di quadri frutta alla galleria diversi milioni di dollari e il rapporto di collaborazione va avanti per molti anni.

Ma erano copie, perfette - tanto che alcuni esperti (e la moglie di uno degli artisti) ne avevano decretato l’autenticità – ma falsi.

Guardandola con gli occhi di chi sa, sembra decisamente una storia assurda…

Ne ha parlato Artslife in un articolo del 2017 che si chiude con la dichiarazione di Jason Hernandez, un procuratore di New York che aveva sostenuto l’accusa contro la Rosales.

Per molto tempo i collezionisti si sono basati troppo sulla reputazione della galleria che vendeva un pezzo. Ora dovrebbero cominciare a considerare i rischi legali che si assumono non conducendo una loro personale ricerca sulla autenticità delle opere.

Se disponessi di cifre così alte, dopo la visione di questo documentario, non so quanto investirei in opere d’arte, anche perché si sentono spesso dichiarazioni – vedi anche il commento di Thomas Hoving, ex direttore del Metropolitan Museum di New York - il quale era convinto che circa il 40% delle opere facenti parte della collezione fossero false.

Skira ha pubblicato Falsari illustri di Harry BelletUn viaggio che talvolta sconcerta – scrive l’autore - spesso diverte e sempre appassiona, nel mondo dei falsi d’arte. Si attraversano casi affascinanti, dalle truffe che nell’antichità il greco Pasitele escogitava ai danni di collezionisti Romani, a Michelangelo, che in gioventù non disdegnò pratiche altrettanto discutibili, fino ai casi più recenti, eclatanti e a volte tragici… Da queste vicende, sostiene l’autore, emergono due verità: il falsario “geniale” non esiste (a eccezione di quelli che non si sono fatti prendere) e… sì, i falsi si trovano ovunque, e sono assai difficili da scoprire.


Insomma la realtà che supera abbondantemente la fantasia, ma vi propongo due serie TV che mi sono venute in mente proprio guardando questi documentari.

Sono di qualche anno fa, dopo qualche ricerca sono riuscita anche a scoprire dove trovarli (ogni tanto le piattaforme tolgono alcuni prodotti, vuoi per diritti scaduti o per l’arrivo di nuovi canali).

E’ quello che è successo con The Catch, che ero convinta fosse su Amazon Prime ed invece è disponibile su Star, nuovo canale – dedicato ad un pubblico più adulto - di Disney+ lanciato lo scorso 24 marzo.

La serie - andata in onda tra il 2016 e il 2017, due stagioni per un totale di 20 episodi – è stata prodotta da Shonda Rhimes. Non ha avuto lo strepitoso successo di altre serie prodotte da lei (l’ultima in ordine di tempo Bridgerton) ma la ricordo con piacere.

La trama - non volendo fare troppe rivelazioni - si riassume in poche parole. Alice Vaughan, è una brillante investigatrice privata, un’agenzia ben avviata. Un solo tarlo: smascherare Mister X. Il problema è che questo uomo è il suo fidanzato Christopher Hall e lo scopre ben presto quando lui è costretto dalla sua organizzazione a scomparire (avendo portato a termine la missione, ovvero accedere ai dati e ai conti dei clienti della ns protagonista). Da qui parte la caccia e questa diciamo è la trama orizzontale a cui si affiancano altre indagini/casi che si sviluppano in ogni puntata (a volte hanno a che fare proprio con il suo - ormai ex).

Cosa c’entra con quello che ho detto sull’arte? Beh nella prima puntata Christopher fa trovare in camera di Alice un quadro - rubato - che entrambi amano (e di cui lei aveva sventato precedentemente un furto).


Facciamo ancora un passo indietro e andiamo nel 2009, anno di uscita di White Collar, dove troviamo Neal Caffrey, giovane e affascinante truffatore e l’agente dell’FBI Peter Burke che fa parte della White Collar Crime Unit che si occupa di smascherare frodi finanziarie, furti e falsificazioni d’arte.

Quando Neal viene arrestato, si offre di collaborare all’Unità e la sua proposta viene accolta.

La serie si è conclusa nel 2014 dopo 6 stagioni, le prime 3 si possono trovare su Chili e anche Disney+

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