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  • Laura Invernizzi

25 novembre

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, sono sicura che anche voi avete letto molte cose, slogan, immagini sulle bacheche dei social…a volte con un po’ di retorica.

Sono consapevole che il tema non sia facile, io stessa non sono immune da errori anche a causa di semplificazioni o di inappropriatezza di linguaggio.

Credo serva un lavoro costante – a cui non mi sottraggo per prima - e ho deciso di trattare l’argomento attraverso alcune serie TV che a mio avviso possono farci riflettere, facendo parlare in sostanza loro.

Ne ho scelte 3, ma in realtà allargherò lo sguardo anche ad altre cose che ho visto. Si parla di stupro e molestie sessuali.


Unbelievable – serie in 8 puntate disponibile su Netflix da settembre 2019.

E’ la storia di Marie Adler, che vive in una comunità di minialloggi per ragazzi problematici, denuncia uno stupro, ma ci sono – per gli investigatori – pochi elementi (la porta è chiusa dell’interno, non ci sono segni evidenti o materiale biologico) e anche la madre adottiva dubita della sua sincerità – e lo dice pure alla polizia. Esposta alle pressioni pochi giorni dopo ritratta, per poi tornare sui suoi passi. Ma è troppo tardi e viene denunciata per questo, poi come se non bastasse qualcuno fa il suo nome ai media e subisce la gogna mediatica (e il licenziamento dal lavoro di commessa). Siamo nel 2008. Tre anni dopo in un altro stato c’è una detective Karen Duvall che segue un caso di stupro e riscontra affinità con un altro seguito da un’altra detective Grace Rasmussen.

Ammetto di aver avuto una certa angoscia alla fine della prima puntata, anche perché basato su storie vere.

Unbelievable si ispira infatti a diverse fonti, incluso l'articolo del 2015 “An Unbelievable Story of Rape” di ProPublica-Marshall Project che ha vinto il premio Pulitzer e fornito le basi per il libro “A False Report: A True Story of Rape in America” del 2018.

La storia trae ispirazione anche da un episodio del 2016 del podcast “This American Life, intitolato “Anatomy of Doubt”.


In concomitanza con l'uscita della miniserie, i membri di diversi gruppi di vittime di molestie sessuali hanno incontrato gli ideatori e il cast per discutere dell'esperienza delle vittime e del modo migliore per assisterle.

Vi riporto quanto emerso tratto da un comunicato stampa di Netflix:

Joanne Archambault, CEO di End Violence Against Women International, si è augurata che la serie possa aiutare a cambiare gli stereotipi collegati alle violenze sessuali. “Si tratta di modificare le idee preconcette sull'aspetto e sul comportamento delle vittime di violenza sessuale.

Membro in pensione del dipartimento di polizia di San Diego, per 10 anni ha gestito l'unità dedicata ai crimini di natura sessuale. Ha sostenuto il lancio della campagna di sensibilizzazione del pubblico "Start By Believing" (Credi alle vittime), ideata per cambiare il modo in cui la società si rapporta alle vittime di abusi minorili e di violenza sessuale. Prima dell'uscita della serie, "Start By Believing" ha creato una pagina dedicata a Unbelievable che fornisce ai visitatori una rete di risorse per assistenza, volontariato e altro ancora.

Sono convinta che avrà un forte impatto”, ha detto Archambault a proposito della serie. “Dobbiamo fare tutti uno sforzo per comprendere meglio le dinamiche delle violenze carnali, modificare i preconcetti e combattere lo stigma sociale negativo associato a questi abusi”.


Anche I May Destroy You serie TV non ancora trasmessa in Italia, ma di cui si è parlato molto – è tratta di una storia vera, quello della scrittrice, codiretta ed interpretata da Michaela Coel.

Una sera – in ritardo sulla consegna del suo secondo lavoro – Arabella decide di passare la sua serata in un pub con degli amici tra alcol e droga. La mattina dopo si ritrova con un taglio in testa, lo schermo del cellulare rotto e alcuni flashback.

Non è semplice sintetizzare questi 12 episodi senza fare spoiler, ma vi riporto quanto scritto da Francesca Anelli su Bossy.it la serie “dipinge un quadro precisissimo e senza sconti della cultura dello stupro. Lo fa attraverso la trasversalità verso il genere, attraverso la denuncia dell’impreparazione delle forze dell’ordine (e della società tutta) di fronte a vittime “diverse” rispetto alla narrazione standard, o ancora rifiutando l’idea che vi sia violazione del consenso solo attraverso la coercizione, e aprendo una discussione su cosa costituisca un comportamento inaccettabile nella sfera sessuale oltre alle solite narrazioni.”

Mi auguro possa arrivare presto anche in Italia.


Parte con il licenziamento per cattiva condotta sessuale dell’anchorman del più seguito notiziario mattutino, The Morning Show – serie in 10 episodi disponibili su Apple TV + da novembre 2019 (le riprese per la seconda stagione sono iniziate a febbraio, sospese a marzo e riprese ad ottobre).

La co-conduttrice Alex Levy (interpretata da Jennifer Aniston) si ritrova quindi a dover gestire la questione – anche a livello personale – con la ventilata possibilità di essere sostituta. Così viene raccontata la trama aggiungendo anche la rivalità con un giornalista più giovane, ma c’è molto altro – e lo spiega Marian Pierri in un capitolo del suo libro Eroine che tratta proprio della protagonista, con un analisi forse per noi non immediata, ma nel corso delle puntate ci appare evidente lo schema usato dall’ormai ex conduttore Mitch Kessler - interpretato da Steve Carrell – nelle sue relazioni con le donne e le giustificazioni che si dà.


Come dicevo in apertura ho suggerisco la visione anche di altro:

Già citato in occasione della puntata 26, la docuserie Processi Mediatici - Trial by media, in particolare la puntata 5 che parla di un caso di stupro del 1983 a New Bedford, Massachusetts (si trova su Netflix)

Inoltre il film Bombshell disponibile su Amazon Prime Video sulla vicenda di Roger Ailes ex amministratore delegato di Fox dimessosi dopo le accuse di molestie sessuali (come in The Morning Show uno schema che andava avanti per anni).


Mi è capitato per caso nella lista di Netflix (e l’ho visto proprio il 25 novembre) Monzon, che racconta la storia dell’omicidio di Alicia Muniz ex moglie del campione di boxe.

Per certi versi mi ha ricordato un altro femminicidio avvenuto per mano (anche se è stato assolto) di un ex campione O.J. Simpson (altra serie Netflix, ne ho parlato sempre nella puntata 26 ma con un focus sull’aspetto mediatico).

E’ notizia di queste settimane l’avvio delle riprese di Nudes disponibile (ora) su Raiplay, versione italiana dell’omonimo norvegese con al centro adolescenti e – come si evince dal titolo – si parla di revenge porn (altro tema molto attuale).


Sostengo da sempre che le serie TV non siano solo intrattenimento e visione passiva, ma che in alcuni casi possano portare ad una riflessione su aspetti o situazioni in cui – si spera, soprattutto in quelli citati in questa puntata – non ci si debba mai trovare ad affrontare, ma che sono fondamentali per scardinare certi pensieri su fatti così gravi...

Ultimo consiglio, seguite Carlotta Vagnoli* su Instagram e guardate le sue stories, lei sa mettere i puntini sulle i ed affrontare questi temi con estrema competenza e proprietà di linguaggio da cui posso solo imparare.


*uscito a settembre 2012 il suo libro Maledetta Sfortuna. Vedere, riconoscere e rifiutare la violenza di genere

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