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  • Laura Invernizzi

Milano Circonvallazione esterna

Milano mi somiglia. Parla poco, non ha tempo, sembra non si affezioni a nessuno, ma non è così. Milano è come me, va di fretta e cerca di fare tutto meglio che può, nonostante se stessa.
Daria Bignardi

Due anni fa, proprio in questo periodo pubblicai l’Italia nelle serie TV (puntata 39) accennando solo alla fine qualche produzione ambientata a Milano: la trilogia 1992/1993/1994 di e con Stefano Accorsi (disponibile su Now) di cui farò ulteriori approfondimenti più avanti. Made in Italy, sulla nascita del pret-à porter (si trova su Prime), La compagnia del Cigno andata in onda sulla Rai con protagonisti alcuni studenti del conservatorio Giuseppe Verdi o sempre per rimanere sulla TV di stato DOC – Nelle tue mani con Luca Argentero (alcune scene sono state girate a Milano).

Concludevo con la chiusura dei casting per Blocco 181, progetto di Salmo arrivata poi su Sky qualche mese fa.

In questo lasso di tempo - brevissimo - le cose sono notevolmente cambiate e me ne sono accorta ancora di più grazie al panel del Festival delle Serie TV (tenutosi - come ormai ben saprete - a fine settembre in Triennale), dal titolo A Milano manca solo il mare? (qui il video del panel)


La mia idea iniziale di parlare solo di una produzione Amazon Studios vista questa estate mi è sembrata quindi riduttiva, così sono corsa a “studiare”, facendo binge watching di documentari e serie appena usciti che hanno come sfondo - anche se il termine è riduttivo - la mia città di adozione.

Marina Pierri – direttrice del Fest – durante il panel ha riportato un scambio di battute fatte qualche anno fa con un produttore a cui aveva chiesto perché non si girassero serie TV a Milano…perché a Milano non avete problemi, è stata la sua risposta.

"L’ossatura di ogni buona storia è il conflitto – ha spiegato Pierri - quindi per tanto tempo si è percepito che a Milano si vivesse bene e che non ci fosse nulla da raccontare. A me sembra assurdo perché in ogni luogo, in ogni appartamento c’è una storia da raccontare".


Ed è effettivamente così e ne avremo degli esempi in questa puntata.

Milano è cambiata, chi ci arriva a distanza di tempo lo nota, Porta Nuova e Citylife sono probabilmente le più evidenti, ma anche la Darsena e la riqualificazione di alcuni quartieri.


Come ha sottolineato l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi in Triennale "Milano ha saputo oggi – grazie al lavoro condiviso degli operatori e del governo centrale – mettere insieme uno straordinario valore diffuso che ha dato vita ad un’espansione urbanistica, rigenerazione urbana, apertura di nuovi spazi culturali.

Tutti questi processi hanno fatto sì che Milano riconquistasse la sua unicità, senza rinnegare le sue radici (perché qui è nato l’audiovisivo moderno, pubblicitario, le redazioni), Milano è in grado di rielaborare questi contenuti."


Raccontiamo quindi Milano in senso quasi cronologico. Ogni volta che parliamo della città ne ricordiamo gli anni ruggenti, la Milano da bere, le suggestioni che ho evocato anche nella scorsa puntata parlando di Fiorucci, ma tra gli anni 70 e i primi anni 80 Milano era una città violenta e pericolosa con sparatorie in pieno giorno, rapimenti e rapine.

A ripercorrere quegli anni La Mala. Banditi a Milano, docuserie di Sky Original prodotta da Mia Film in collaborazione con Seriously, scritta e diretta da Chiara Battistini e Paolo Bernardelli presenti al panel.

Un lungo lavoro di ricerca e interviste che parte da un libro Ultima edizione. Storie nere dagli archivi de La Notte, storico quotidiano pubblicato dal 1952 al 1995. Erano tempi in cui il cronista usciva accompagnato dal fotografo che aveva il compito di documentare il fatto di cronaca attraverso foto il più possibile ravvicinate che poi finivano sul giornale (ora non è più così).

Si parte dall’arresto di Angelo Epaminonda, avvenuto il 29 settembre 1984 e attraverso le registrazioni delle sue confessioni e le testimonianze dei protagonisti si ripercorrono quegli anni in 5 dense puntate.

Ci sono i superstiti della banda della Comasina: Renato Vallanzasca, Tino Stefanini e Osvaldo Monopoli, l’amica Antonella D’Agostino, l’uomo della movida milanese Lello Liguori, i giornalisti Marinella Rossi e Umberto Gay, il fotografo Domenico Carulli, ma soprattutto il punto di vista di quanti hanno combattuto il crimine, come il capo della Squadra Mobile Achille Serra, i giudici Alberto Nobili, Giuliano Turone, Piercamillo Davigo e l’investigatore Antonio Scorpaniti.

Al di là dell’argomento è difficile per un documentario riuscire a tenere alta l’attenzione senza utilizzare espedienti da serie TV, ma solo attraverso un racconto lineare e qui ci sono riusciti perfettamente.

Nel caso vogliate ulteriormente approfondire vi segnalo il catalogo della mostra del 2017 a Palazzo Morando, Milano e la Mala.


1986, Alice Giammatteo (cognome della madre) è una timida sedicenne che vive a Bussolengo la cui vita viene sconvolta quando scopre che suo padre Santo Barone – interpretato da Adriano Giannini – è stato arrestato…lei però lo credeva morto. Riallaccia quindi i rapporti con la nonna Donna Lina, che vive a Milano e fa visita al padre che le chiede un favore. Da qui è un susseguirsi di azioni criminali (la famiglia è affiliata all’ndrangheta), decisioni da prendere per non tradire nessuno e trovare pure una soluzione per fermare una guerra tra famiglie a seguito di un omicidio.


Vi ho raccontato la trama di Bang Bang Baby, serie TV di Prime Video in 10 episodi - uscita il 28 aprile - che trae ispirazione dal romanzo autobiografico di Marisa Merico, L'intoccabile.

Nonostante la violenza e i contenuti drammatici, i riferimenti agli anni 80 che caratterizzano ogni episodio (Big Babol, PacMan, Hulk, Lassie, il cubo di Rubik, solo per citarne alcuni) oltre a scelte di scrittura e registiche molto particolari, rendono la serie tragicomica, grottesca. Qualcuno ha fatto il paragone con lo stile di Tarantino, a me per certi aspetti ha ricordato il film di Roberta Torre, Tano da morire.

Nei primi due episodi le scene si svolgono sempre al buio ed ero tentata di abbandonare perché avevo difficoltà a seguire la storia, ma poi migliora ed è stata una piacevole scoperta.

Menzione speciale al personaggio di Nereo Ferraù, considerato l’inetto della famiglia che arriva a Milano per vendicare la morte del fratello, in realtà capisce prima di tutti il vero colpevole. Ad interpretarlo Antonio Gerardi che è stato protagonista in un’altra serie TV ambientata a Milano in cui vestiva i panni di Antonio Di Pietro.


Facciamo infatti un salto temporale e andiamo nel 1992 con l’omonima serie.

Non è recente perché uscita nel 2015, ma la includo perché l’ho trovata interessante anche alla luce di quanto politicamente è accaduto dopo. Certo la parte storica – Mani Pulite, la Lega di Bossi che arriva a Roma, l’ingresso in politica di Berlusconi – sono circondate da storie di finzione, ma anche qui possiamo trovare un altro pezzo di storia di Milano, quella della finanza e delle tangenti.

E’ indubbio che i dialoghi siano figli della lettura che diamo noi – o meglio gli sceneggiatori – oggi e che possa essere falsata, ma le parole di personaggi come Leonardo Notte, pubblicitario di successo dal controverso passato, risultano verosimili….e attuali.

Come detto in apertura, la serie ha poi avuto altri 2 capitoli 1993 (uscita nel 2017) e 1994 (trasmessa due anni dopo) che contiene un episodio - quello finale - in cui le vicende si svolgono il 12 novembre 2011.


Lasciamo da parte la storia di Milano e dell’Italia per parlare di due serie tratte da libri.

Parto dal crime con Monterossi, prodotta da Palomar e Amazon Studios, uscita su Prime Video il 17 gennaio scorso.

È tratta da Questa non è una canzone d'amore e Di rabbia e di vento, due dei 9 romanzi di Alessandro Robecchi che hanno per protagonista Carlo Monterossi, autore televisivo di un programma trash di successo Crazy Love da cui cerca di prendere le distanze e che si ritrova suo malgrado coinvolto in vicende delittuose e scampa pure ad un attentato.

Nella serie ha il volto di Fabrizio Bentivoglio – nei libri il protagonista è invece sulla cinquantina – che è stropicciato al punto giusto da suscitare la nostra empatia. Bentivoglio ha vinto il premio Flaiano per questa interpretazione.

Che Milano vediamo in questa serie? Beh si spazia dalla Stazione Centrale che il protagonista si lascia alle spalle per percorrere Via Vittor Pisani, ci sono i Navigli, la zona di Paolo Sarpi e Via Vigevano, ma la cosa che colpisce di più è l’appartamento di Monterossi.

Durante la scelta delle location sapevamo da dove partire, e cioè dalla casa del nostro protagonista", ha spiegato il regista in un’intervista che ho trovato su Elle Decor "Doveva avere una personalità forte e di un tempo passato, ma che vedesse la nuova Milano dalle sue finestre, dando l’impressione che Monterossi quasi fosse assediato in una roccaforte, attorno alla quale la modernità sembra avanzare ogni giorno di più con le sue gru e le sue luci seducenti.


Non so se capiti a tutti, ma quando una serie è ambientata nei luoghi che conosci o in cui vivi scatta subito la curiosità di capire dove si trova di preciso quel portone, quel ristorante o quella vista strepitosa come è avvenuto con l’appartamento di Monterossi. Muniti di Google map /Street View partendo dai pochi elementi che si vedono all’ingresso dell’edificio insieme ad Alberto sono riuscita a scovarlo.

Si tratta del condominio in piazza Carbonari 2 progettato da Luigi Caccia Dominioni, costruito negli anni 60.

Sto leggendo solo ora i libri di Robecchi - quindi dopo la visione della serie - e faccio fatica questa volta a non fare paragoni – soprattutto nelle descrizioni dei protagonisti (preferendo spesso quelli dell’adattamento) - ma chi ha amato i romanzi ha più di una perplessità su questa trasposizione televisiva.


Stessa reazione anche per i lettori di Fedeltà di Marco Missiroli, vincitore del Premio Strega Giovani 2019 da cui è tratta l’omonima serie in 6 episodi uscita il 14 febbraio su Netflix.


I protagonisti sono Carlo, uno scrittore e insegnante di scrittura creativa e Margherita, architetto che lavora in un’agenzia immobiliare. Sposati da qualche anno sembrano la coppia perfetta, ma un equivoco tra Carlo e una studentessa – è lui stesso a raccontarlo alla moglie - rompe gli equilibri.

Libro e serie viaggiano su binari paralleli, le vicende si dipanano in modi e tempi differenti, tanto che sembra siano due modalità diverse di raccontare la vita dei protagonisti, una sorta di sliding doors. Devo dire che la serie gioca bene sul non detto o meglio il non visto tanto da instillare il dubbio che quell’equivoco non fosse solo tale. Alcuni personaggi chiave – come Andrea, il fisioterapista – sono solo tratteggiati nell’adattamento televisivo, mentre la sua storia meritava almeno un ampliamento.

Ah ovviamente le vicende si svolgono a Milano – i luoghi sono facilmente riconoscibili - e una piccola parte a Rimini. Mi azzardo a dire che l’appartamento in zona Concordia è al centro delle vicende (sia nel romanzo che nella serie, anche se gli interni dell’appartamento sono stati girati a Roma) ma non aggiungo altro!


Quale miglior luogo se non Milano per l’adattamento di un legal drama ambientata nella City?

Porta Nuova, gli uffici avveniristici e dalla vista mozzafiato fanno infatti da sfondo alle vicende di Studio Battaglia, serie prodotta da Palomar e Tempesta in collaborazione con Rai Fiction e andata in onda tra il 15 marzo e il 5 aprile su Rai Uno (gli 8 episodi sono disponibili ora su Raiplay).

Anna Battaglia/Casorati è un’avvocata divorzista che ha lasciato lo studio della madre Marina e della sorella Nina per andare a lavorare nello Studio Zander dove ritrova un vecchio compagno di università. Risoluta, ma non cerca mai lo scontro, anzi al tribunale preferisce la mediazione e spesso trova dall’altra parte del tavolo di negoziazione la madre o la sorella. Il legame tra loro è molto forte e insieme si trovano a gestire il ritorno del padre/ marito con cui non hanno rapporti da anni.

La serie TV originale - di cui la produzione italiana ha mantenuto la trama – si intitola The Split e si articola in 3 stagioni andate in onda su BBC One tra il 2018 e il 2022 (non è disponibile purtroppo sulle nostre piattaforme).


Lasciamo questi spazi e andiamo nel Blocco 181, complesso edilizio alla periferia di Milano zona Giambellino, in cui la gestione degli appartamenti – e degli occupanti abusivi - è gestita da Nicola Rizzo e dal suo gruppo che comprende anche il nipote Mahdi. Qui ha sede anche il magazzino dove viene stoccata la cocaina di Lorenzo, ex abitante del Blocco che gestisce un gruppo di corrieri tra cui Ludo, ragazzo di buona famiglia, amico da sempre di Mahdi. L’arrivo dei pandilleros della Misa che occupano alcuni edifici mina gli equilibri del quartiere e provoca attriti che sfociano in un pestaggio ai danni di un membro del Blocco.

Il leader della Misa – Ricardo – si trova in carcere e a farne le veci è Victor, il cui metodi violenti non sono condivisi da Bea, la sorella di Ricardo, che vorrebbe essere riconosciuta nel suo ruolo di segundera. Ma le donne non hanno voce in capitolo, non bastano le rassicurazioni di suo fratello. Vuole riscattarsi da una vita già predestinata di moglie e madre. Dall’incontro con Ludo e successivamente con Mahdi, diventano un trio inseparabile, pronto a ritagliarsi il proprio posto nello spaccio. Per Mahdi e Bea conciliare la nuova vita mettendo da parte il loro passato e il gruppo di appartenenza diventa però insostenibile. Un Romeo e Giulietta moderno (e a tre) sottolineano gli autori, un po’ di West Side Story aggiungo io per una serie cruda che non risparmia nulla al spettatore, in cui niente è lasciato al caso dal punto di vista registico. Mi viene in mente un pranzo della Misa che nella disposizione dei commensali e di come si muovono ricorda l’ultima cena di Leonardo.

Blocco 181 si compone di 8 episodi, prodotta Sky Studios con TapelessFilm e Red Joint Film da un’idea del rapper Salmo – che ne ha curato la colonna sonora – e interpreta Snake, taciturno braccio destro di Lorenzo.


Quando si parla di Milano, è impossibile non pensare al calcio, ai suoi storici club, ma anche il luogo dove si fanno le compravendite dei calciatori.

Ne parla Il grande gioco, recentissima serie Sky - i primi due episodi sono usciti il 18 novembre scorso e i successivi ogni venerdì fino al 9 dicembre.

Un ex procuratore cerca di ricostruirsi la carriera dopo le false accuse che l’hanno estromesso dai giochi e dalla ISG la più grande società di procuratori in Italia capitanata da Dino De Gregorio interpretato da Giancarlo Giannini. Le recensioni sulle serie sono tutt’altro che positive, ma la vista notturna dalle terrazze di Milano è notevole.


Dagli alti palazzi alla metropolitana per Milano Underground, web serie di YouTube in quattro brevi episodi che fotografano la storia di alcuni avventori. Un progetto di qualche anno fa che vede la presenza di Chiara Battistini alla regia di un episodio.


Poi un paio di menzioni finali:

Milano più di altri luoghi permette di rappresentare quello che spesso non viene considerato: la seconda generazione, giovani nati in Italia da genitori stranieri. Ed è ambientata proprio qui la serie liberamente ispirata al romanzo Non ho mai avuto la mia età di Antonio Dikele Distefano che si intitola Zero e si trova su Netflix. Il protagonista è Omar, un timido ragazzo di origini senegalesi che il potere di diventare invisibile.


Concludo con un omaggio a Angela Lansbury da poco scomparsa che tutti ricordiamo nella Signora in Giallo (Murder, She Wrote).

Il primo episodio della nona stagione (trasmesso negli Stati Uniti il 20 settembre 1992 e in Italia il 15 novemnre 1994) si svolge a Milano la nostra Jessica Fletcher si trova ad un festival per la promozione di un film tratto da un suo romanzo, ma finisce come sempre per essere coinvolta nelle indagini per la morte di una produttrice. Non è che di Milano si veda molto, giusto qualche visione aerea del centro, il resto decisamente no (anche se qua e là ci sono riferimenti all’Italia come quadri e scatole di biscotti!). Comunque se volete fare binge watching, tutte le 12 stagioni si trovano su Sky Investigation/ Now.



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