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  • Immagine del redattoreAlberto Pandiani

Montagne, sole e pinete

“Aria di montagna o di mare, aromatizzata dalle pinete.” Già 2000 anni fa a Roma era questo il consiglio che veniva dato a chi si ammalava di tubercolosi per guarire o almeno migliorare dalla malattia. Ma l’organizzazione di strutture per la cura dei malati è molto più recente ed il merito viene comunemente accreditato a Hermann Brehmer.


Fotografia di Hermann Brehmer
Hermann Brehmer

Brehmer, studente di botanica nato in Prussia nel 1826, si ammala di tubercolosi in giovane età e, quando ha circa 25 anni (quindi a metà dell’Ottocento) e le sue condizioni stanno peggiorando, gli viene consigliato di trasferirsi in montagna alla ricerca di aria salubre. A questo punto il giovane Brehmer, che nel frattempo è passato dalla botanica alla medicina, decide di proseguire i suoi studi tra i monti dell’Himalaya con l’idea, neanche tanto nascosta, di morirvi.

Dopo un paio d’anni, però, succede il miracolo: la tubercolosi è scomparsa. Al che Brehmer torna in patria e nel 1854 a Berlino diventa medico e si laurea con una tesi intitolata “La tubercolosi è una malattia curabile”.

Immediatamente decide di mettere in atto il suo scritto e nel giro di 5 anni riesce a costruire un sanatorio a Görbersdorf (oggi Sokołowsko, in Polonia). Da quel momento in poi, prima lentamente, poi sempre più rapidamente, l’idea dei sanatori per la cura della tubercolosi ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo.


Ma cos’è e come funziona un sanatorio? Ne parliamo con Luigi Codecasa, pneumotisiologo direttore del Centro Regionale lombardo per la tubercolosi di Villa Marelli a Milano e co-fondatore di StopTB.

"I sanatori possono essere descritti come dei villaggi con staff medico e apparecchiature sanitarie, in cui la gente si trasferiva per periodi più o meno lunghi per guarire dalla tubercolosi. Le terapie seguite erano basate sull’osservazione dei comportamenti che, nella maggior parte dei casi, avevano migliorato la salute dei malati (Brehmer in testa). Queste strutture sono perciò perlopiù lontane dai centri abitati e, anche quando costruite in città (si pensi ad esempio a Milano o Roma), sono circondate da pinete, in modo da garantire aria pulita. Sempre per lo stesso motivo, erano costruite “a gradoni in modo da disporre di ampie terrazze su cui gli ospiti potevano passare ore a respirare aria salubre e anche a prendere il sole, la cosiddetta “elioterapia”, che negli anni si scoprirà essere effettivamente utile per la calcificazione delle lesioni polmonari. La dieta, poi, era sempre ricca di proteine e ogni giorno i malati venivano incoraggiati a fare una leggera ma costante attività fisica."


Fotografia di un sanatorio canadese
Sanatorio in Canada

Facciamo adesso un passo indietro e vediamo dove è sorto il primo sanatorio, perché quello di Brehmer ha avuto successo, ma il primo edificio di questo genere è del 1836 (30 anni prima di quello in Polonia) ed è stato costruito in Inghilterra a Sutton Coldfield (nei dintorni di Birmingham) da George Bodington, un medico specializzato nei polmoni e nelle loro malattie.

Nel 1836, infatti, Bodington acquista un manicomio e lo trasforma nel primo vero sanatorio per la cura della tbc. In seguito alla sua esperienza, dopo quattro anni nel 1840 scrive la pubblicazione “Trattamento e cura della tubercolosi polmonare” nella quale critica gli approcci tenuti fino ad allora nei confronti della malattia, dichiarando che i malati possono migliorare solo se respirano aria fresca e secca, fanno una leggera attività fisica, e seguono una dieta sana. Lo studio è inviato, come si fa ancora oggi in questi casi, alla redazione di una rivista scientifica, la Lancet, per la precisione. Qui viene studiato, analizzato e perentoriamente giudicato una enorme fesseria, con conseguente caduta in disgrazia dello pneumologo Bodington che, dopo qualche anno, decide di dedicarsi allo studio delle malattie mentali, riconvertendo il sanatorio in un manicomio. Oggi, al posto dei malati, su quel terreno ci sono gli spettatori dei film proiettati al cinema Empire.

Torniamo ora nella seconda metà dell’Ottocento quando, come già accennato, si inizia a costruire i sanatori. Ma non si chiamano ancora così.

"Il nome “sanatorio” viene coniato in Canada nel 1904 con la fondazione della ”Associazione antitubercolare nazionale”, i cui membri decidono di distinguere questo nuovo tipo di strutture dai normali centri benessere, piuttosto diffusi all’epoca. Tra le varie ipotesi, trovano adatto l’utilizzo della parola latina “sanitas”, cioè “salute”, e il verbo collegato “sano” (“guarire”), e inventano il neologismo “sanatorium”, che viene poi adottato in tutto il mondo, adattato nelle varie lingue."


Come dicevamo, la costruzione dei sanatori inizia nell’Ottocento, ma a macchia di leopardo e piuttosto lentamente. La netta accelerazione si ha nei primissimi anni del XX secolo, quando tutti gli Stati occidentali ne commissionano la costruzione, ma è la Svizzera a svolgere la parte del leone in questo campo, grazie alla fama internazionale dell’aria pura dei suoi monti alpini.

In Italia l’introduzione dei sanatori avviene grazie ad Ausonio Zubiani, medico condotto di Sondalo, che nel 1902 fonda la “Società di accomandita semplice per la costruzione del primo sanatorio italiano per ammalati di petto”. L’idea originaria di Zubiani è quella di avere una struttura come quelle che stavano sorgendo nel resto dell’Europa, ma con una differenza sostanziale: il suo sanatorio non deve essere un posto elitario, destinato solo ai ceti più abbienti, come ad esempio quelli nella vicina Svizzera. Il primo sanatorio italiano deve essere accessibile a tutti. Sfortunatamente, però, come ancora oggi accade, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare di soldi necessari per eseguire i lavori. Soldi che arrivano solamente quando Zubiani si convince a costruire un sanatorio per così dire "di lusso".


Copertina de "La cura razionale dei tisici e i sanatori" di Ausonio Zubiani

Il 18 ottobre 1903 a Pineta di Sortenna, sul monte proprio sopra Sondalo, a 1200 metri sul livello del mare, viene inaugurato il primo sanatorio italiano, a firma dell’architetto Giuseppe Ramponi, che ha realizzato una struttura leggera ed elegante, grazie soprattutto allo stile Liberty in voga all’epoca. Visto che è destinato ad una clientela abbiente, le camere sono singole, e sono disponibili sale per la musica e per la conversazione. All’apertura il sanatorio di Pineta di Sortenna dispone di 50 posti letto, diventati 120 nel 1911 e 220 con la costruzione della nuova ala, terminata nel 1939. Il primo direttore è, ovviamente, quel dottor Zubiani che ne aveva pensato e seguito la realizzazione, e che lo dirigerà fino al 1921, quando scompare a soli 51 anni.

Negli anni seguenti vengono costruiti altri sanatori in tutta Italia, inclusa Sondalo, che negli anni 30 vede la costruzione del più grande sanatorio d’Europa, ma questa è un’altra storia…

 

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