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  • Laura Invernizzi

Avvocate

Nei mesi scorsi, complice la preparazione della puntata su Milano, mi sono imbattuta in una serie con protagonista una famiglia di avvocate, Studio Battaglia.

Ho quindi iniziato a fare un elenco mentale di quante ne avessi incontrate nei miei anni di visioni seriali…davvero tante!

Ho trovato più di 20 serie TV con all’interno avvocate in ruoli centrali nella narrazione, motivo per cui ho deciso di dividere il tema in due episodi in modo da dare il giusto spazio a tutte ed evitare la puntata fiume.


Partiamo dai dati reali, spesso specchio di quanto viene rappresentato nella finzione (anche se è altrettanto vero il contrario, le serie TV anticipano un’evoluzione nel ns quotidiano).

Ho preso in considerazione i Paesi in cui sono ambientate le produzioni di cui parlerò.


In UK il Sex Disqualification (Removal) Act del 1919 consentì alle donne di accedere alla professione legale e la prima donna fu presentata come avvocata in Inghilterra nel 1922 – sottolinea il sito The Attic. A poco più di cento anni, le annuali statistiche della Law Society rivelano che le donne sono più numerose degli uomini che esercitano come avvocati in Inghilterra e Galles, costituendo il 53% degli avvocati praticanti e il 63% all'inizio del percorso.

Nonostante questo progresso, tuttavia, l'avanzamento a ruoli senior è lento, unito a un serio logoramento in seguito. Nel 2022, le donne costituiscono solo il 31% dei partner in uno studio privato e c'è solo una donna alla Corte Suprema.


In Italia, secondo i dati riportati in un articolo del giornale online del Ministero della Giustizia – rilasciati lo scorso anno - la maggioranza di magistrati e avvocati è donna.

Su un totale di 9624 magistrati in servizio, 5308 sono donne, il 55%. Stenta a decollare però la percentuale negli incarichi direttivi. Nei ruoli giudicanti (totale 247) solo il 32% delle donne ricopre posizioni apicali contro il 68% degli uomini. Valori simili che si applicano anche nel semidirettivo dove la percentuale è pari al 48%. Stesso discorso vale per i magistrati requirenti (totale 176): solo il 22% delle donne ha posizioni di questo tipo.

Le avvocate sono 115.724 pari al 50,03% del totale. Gli Ordini con la percentuale più elevata di presenza femminile sono quelli di Busto Arsizio, con oltre il 61% di avvocate e Rieti (60%)

Anche in Italia la possibilità di esercitare la professione avvenne solo a partire dal 1919 quando fu permesso alle donne l’accesso agli uffici pubblici (Legge Sacchi).


Concludo coi dati della Corea del Sud che ho trovato su Statista.

Nel 2020, la quota di giudici donne in Corea del Sud era di circa il 31,4%, circa il 32% dei pubblici ministeri e il 27,8% degli avvocati erano donne. La percentuale di professioni legali femminili in Corea del Sud è aumentata costantemente negli ultimi anni.


Prima di addentrarmi nei titoli, facciamo chiarezza sulle definizioni (fonte Wikipedia)

Un legal drama è un genere che di solito si concentra sulle narrazioni riguardanti la pratica legale e il sistema giudiziario (seguono le vite di avvocati, imputati, querelanti ecc.).

È distinto dal police crime drama o dalla detective fiction, che di solito si concentrano su agenti di polizia o detective che indagano e risolvono i crimini.

Il termine legal drama è tipicamente applicato a film e serie TV, mentre legal thriller si riferisce a romanzi e opere teatrali.

Secondo l’ABA Journal i legal drama hanno un forte seguito grazie alla presentazione di intrighi morali in un'ambientazione che riflette effettivamente ciò che accade nel mondo.


Sarà per questo che se ne producono molte e riscuotono così successo?

E le donne come vengono rappresentate nel ruolo di avvocato?


È avvenuto nel corso degli anni un cambiamento e nel preparare questa puntata ho trovato un paio di articoli di The Attic, sito inglese che ho già citato prima, in cui si parla dell’evoluzione della figura di avvocata nelle serie TV made in USA - che tratteremo nel prossimo episodio - e in UK.


Partiamo proprio da qui perché la prima serie TV che mi è venuta in mente è Silk, prodotta e trasmessa dalla BBC tra il 2011 e il 2014 (3 stagioni, ma in Italia arrivò solo la prima su Fox Crime, ora disponibile su Plex).

Siamo a Londra e seguiamo le vicende private, ma soprattutto professionali degli avvocati di Shoe Lane, che noi definiamo studio, ma sarebbe più corretto dire Chambers, perché gli avvocati sono tutti liberi professionisti e non possono associarsi, dividono gli spazi. Tra di loro Martha Costello - barrister - avvocat* che ha diritto di udienza a differenza del sollicitor che invece fa da tramite col cliente, ma le cose stanno cambiando - che conosciamo dopo la vittoria in tribunale che torna trafelata con il suo carrellino (quello della spesa!) stipato di carte e le vengono assegnati due nuovi casi per il giorno successivo, perché come dice il suo “capo” Billy Lamb "La prima regola di un buono studio è farsi rappresentare da una donna". Secondo lei invece c’è questa convinzione tra gli uomini che una donna faccia più presa sulla giuria.

Nonostante lo scarso preavviso e la complessità dei due processi accetta anche perché la sua meta è diventare Silk…ovvero Queen’s Counsel "Consulente di Sua Maestà dotto/a nella legge”.

Un riconoscimento importante che avviene dopo una procedura articolata e ovviamente molto lavoro sulle aule di tribunale.

Poiché i membri indossano abiti di seta di un particolare taglio, la nomina è nota informalmente come receiving, obtaining, o taking silk e i Queen’s o King’s Counsel sono spesso chiamati colloquialmente Silks.


Insomma, donna sui 35 anni, single e votata alla carriera…un cliché da manuale, ma emerge in ogni caso non una figura spietata anche se schietta, priva di protagonismi, completamente dedita alla causa del cliente (anche se può andare in contrasto con le questioni morali). Secondo The Attic, però è a differenza delle poche rappresentazioni femminili di avvocati nelle televisione inglese precedenti, era un’ispirazione più adulta e realistica per le avvocate.


Incontriamo una figura molto simile anche Anatomia di uno scandalo, miniserie uscita su Netflix ad aprile dello scorso anno. Si è parlato molto di quanto fosse elegante Sienna Miller nei panni della moglie del politico accusato di violenza sessuale, ma meno dell’avvocata dell’accusa Kate Woodcroft interpretata da Michelle Dockery (Lady Mary in Downtown Abbey).

Anche lei QC, sui 35 anni, dedita al lavoro, vive da sola e ha una relazione con il suo ex tutor sposato. All’inizio non ha intenzione di accettare il caso, ma qualcosa poi desta la sua attenzione e nel proseguire con gli episodi, grazie ai continui flashback ricostruiamo la sua storia e quella degli altri protagonisti. Non aggiungo altro per non fare spoiler.


In The Split, serie della BBC andata in onda tra il 2018 e il 2022, abbiamo diverse modi di rappresentare un’avvocata:

Hannah Stern approda in un nuovo studio legale dopo aver capito che la madre Ruth Defoe, non ha nessuna intenzione di passare il testimone. Avvocata divorzista è sposata con un penalista e madre di due figli. Ha un approccio conciliante molto diverso invece da quello di Ruth e della sorella Nina che è rimasta a lavorare per la madre. Interessante anche vedere come le tre donne conciliano la vita lavorativa e quella privata.


La serie non è mai uscita in Italia, ma a compensare abbiamo Studio Battaglia, adattamento nostrano di The Split disponibile su Raiplay di cui ho parlato nella puntata dedicata a Milano. Sono state apportate alcune modifiche ma le dinamiche e i casi trattati sono attinenti all’originale anche se non c’è ancora la conferma che Studio Battaglia avrà una seconda e terza stagione.


Siamo quindi arrivati in Italia dove possiamo annoverare la prima avvocata del mondo: Giustina Rocca.

Nata a Trani nella seconda metà del XV secolo è nota per una sentenza arbitrale da lei pronunciata – in lingua volgare – su una questione di eredità.


C’è un’altra figura importante nella storia forense italiana: Lidia Poët, la prima donna ad entrare nell’Ordine degli Avvocati nel 1920. Le era stata revocata la richiesta nel 1884 con una sentenza della Corte d’Appello che dichiarava “La donna non può esercitare l’avvocatura”. Lei però proseguì a collaborare col fratello fino alla legge Sacchi.

Sulla sua vita è in arrivo il 15 febbraio su Netflix, La legge di Lidia Poët. Ad interpretarla Matilda De Angelis.


C’è un’avvocata frutto delle menti delle sceneggiatrici all’interno di un dramma realmente accaduto in Circeo, serie TV in 6 episodi uscita a settembre 2022 e disponibile su Paramount +.

Molti probabilmente hanno sentito parlare del massacro del Circeo avvenuto il 29 settembre 1975 che vide coinvolte due ragazze: Rosaria Lopez e Donatella Colasanti che sopravvisse alle violenze di tre ragazzi.

Il focus della serie è sul processo che avvenne a seguito dell’arresto di 2 degli imputati grazie alla testimonianza della ragazza rappresentata da (e qui arriva la parte di finzione) Teresa Capogrossi, giovane e determinata avvocata che sin dalle prime ore si prodiga affinché Donatella Colasanti abbia giustizia e proteggendola dai media e dalle insinuazioni degli avvocati difensori.

Nella serie è presente anche la figura di Tina Lagostena Bassi, impegnata in quegli anni a cambiare la legge sulla violenza sessuale.


Anche se non è la protagonista principale segnalo Luvi Bray, interpretata da Claudia Pandolfi in The Bad Guy, serie TV disponibile su Prime. Avvocata di successo, figlia di un giudice ucciso dalla Cosa Nostra e moglie di Nino Scodellaro, magistrato accusato di associazione mafiosa e che lei non riesce a far assolvere. È probabile che nella seconda stagione avremo ulteriori dettagli su di lei…


Ci spostiamo in Corea del Sud dove troviamo l’Avvocata Woo, titolo approdato su Netflix lo scorso anno che ha riscosso notevole successo.


Woo Young-woo – nome palindromo come ricorda lei stessa – è una giovane laureata a pieni voti che entra in un prestigioso studio legale. Facciamo la sua conoscenza però quando lei è una bambina che non parla e ha poche interazioni col mondo esterno…ma mentre il padre subisce un’aggressione snocciola il codice penale.

Woo è autistica, conosce tutte le leggi ed ha una passione per gli animali marini.

Forse all’inizio il personaggio potrebbe risultare stereotipato, ma nel corso degli episodi emergono più sfaccettature e soprattutto è interessante come l’autismo viene percepito dagli altri personaggi e ricalca a mio avviso quanto avviene nella realtà.

Non sono particolarmente ferrata sulle serie TV coreane e sullo stile narrativo, quindi la mia lettura è parziale e si limita al percepito personale. Sicuramente rimedierò perché anche l’ultimo titolo che vi segnalo arriva da lì: Hyena (Netflix) in cui si vedono contrapposti Jung Geum-ja avvocata astuta e senza scrupoli, innato spirito di sopravvivenza (che nasconde un passato) con uno stile molto discutibile in fatto di eleganza e Yoon Hee-jae, preciso avvocato di un famoso studio di Seoul. Si trova su Netflix, forse non proprio mainstream e nemmeno un capolavoro, ma si lascia guardare (ed essendo un mondo per certi versi poco conosciuti possiamo – così come per l’avvocato woo – farci un’idea delle tematiche e delle leggi coreane.)


Sicuramente negli ultimi anni c’è stata un’evoluzione all’interno delle serie TV per quanto concerne le donne nella professione legale in cui il focus non sono le dinamiche amorose o di vita privata ma in tribunale. Basta? Probabilmente no, ma se le produzioni sono lo specchio della società visti i dati è possibile che vengano scritte sempre più storie al femminile. Già il fatto che sia stata prodotta una serie sulla prima avvocata italiana mi sembra una nota positiva…ci si augura sempre che poi le aspettative non vengano deluse.


Con questo concludo la prima puntata dedicata alle avvocate nelle serie TV, nella prossima avremo modo invece di esplorare quanto prodotto negli Stati Uniti.

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