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  • Immagine del redattoreLaura Invernizzi

quando la musica si fa serie - 2

La musica ha spesso fatto capolino all’interno de Il divano chiama, come argomento/tema (in chiusura vi segnalo le puntate) oppure semplicemente come titolo che in qualche modo sintetizzava al meglio l’episodio.


In questi ultimi mesi sono stati prodotti diversi documentari a tema musicale, certo ci sono sempre stati dai tempi di MTV, andando ad intercettare l’interesse di fans ed appassionati.

Da una parte produzioni che omaggiano un artista (scomparso) dall’altra gli stessi protagonisti che si raccontano in un determinato momento della carriera (magari durante la realizzazione di un album o avvio di un tour).


Negli ultimi sei mesi ne ho visti diversi (sia sulle piattaforme che al cinema) e li ho messi da parte con l’intenzione di dedicarci una puntata… beh, il momento è arrivato!

Il 26 aprile su Disney + è uscita la docuserie, in quattro episodi, Thank You, Goodnight: The Bon Jovi Story.


Non sono mai stata una grande fan, da adolescente preferivo i Metallica (che tornerò a rivedere a fine maggio), per me i Bon Jovi erano troppo glam… ma dalla pubblicazione dell’album Keep The Faith, cambiando stile, hanno iniziato a starmi più simpatici (diciamola così) e il 23 maggio 1995 andai al loro concerto – il mio primo vero concerto -  che si teneva all’Acquatica di Milano.

Ci sarebbe dovuta essere anche una cara amica – Raffy – che però si ammalò all’ultimo. Lei restò a digiuno della band per molti anni, ma il 29 giugno 2013 abbiamo chiuso il cerchio a San Siro andandoci insieme.


Capite quindi perché non potevo rimanere indifferente all’uscita della docuserie?!?!?!


L’idea iniziale di Jon Bon Jovi era quella di celebrare i 40 anni della band, facendo entrare le telecamere a seguire le prove e il tour – a lungo rimandato causa Covid – da febbraio 2022.

Però le cose non vanno esattamente come sperate, nonostante il costante allenamento, terapie e medicinali, la voce del leader della band non ce l’ha fa quindi l’operazione alle corde vocali a lungo rimandata è ormai inevitabile.

Quindi da una parte seguiamo l’incertezza per il futuro della band, dall’altro ne ripercorriamo le tappe – con tutti i membri passati e presenti (compreso Sambora) ed in effetti la sensazione di essere stati troppo snob nei confronti dei Bon Jovi – nonostante i milioni di album venduti - ci viene fatta notare.


Tra le critiche alla docu-serie, l’eccessiva lunghezza, ma è indubbio che la scelta di mostrarsi vulnerabile ha permesso di rendere la produzione ancora più interessante. Emerge l’estrema responsabilità del leader nel tenere alta la qualità del lavoro della band, anche per quello che riguarda il management.

Jack Seal su The Guardian conclude così il suo articolo: "Essere colti di sorpresa da una riflessione sorprendentemente devastante sulla giovinezza perduta rafforza la lezione con cui vieni ricompensato se rimani seduto per tutto Thank You, Goodnight: quella traccia usa e getta di tre minuti che ascolti a metà alla radio è il culmine del lavoro di una vita di qualcuno. Tutta quella vita è qui."

 

Il 7 giugno esce Forever, il 16° album della band, anticipato dal singolo Legendary. Non si parla ancora di concerti nonostante la piena riuscita dell’operazione e relativa riabilitazione, ma sostenere un tour con performance da 3 ore credo richieda una pianificazione scrupolosa. Vedremo.

 

Tornando al discorso di brani passati alla radio, tutti abbiamo ascoltato (e probabilmente cantato) una canzone di Vasco, anche lui protagonista di una docu-serie uscita il 27 settembre 2023 su Netflix Vasco Rossi: Il Supervissuto.

Perché – come dice lui stesso – non è solo sopravvissuto a molte cose (droghe comprese) ma ha vissuto intensamente tutta la vita.

 

Cinque episodi per che ripercorrono – anche fisicamente –  i luoghi e la carriera del Blasco, con interviste frontali allo stesso cantante ("hai capito?" l’intercalare che ci accompagna per tutta la docuserie!), a Gaetano Curreri, alla moglie Laura e molti altri.

Forse per qualcuno “niente di nuovo sotto il sole”, ma è stato interessante leggere dietro i testi così semplici, ma universali, la sua storia e soprattutto perché resta ancora a 72 anni il rocker d’Italia con 7 date sold out a San Siro a giugno (oltre al resto del tour).

 

Sempre su Netfix, uscita l’8 novembre scorso la docuserie (o come le chiama qualcuno docu confession) di Robbie Williams, in cui nel suo letto di casa – in canotta e mutande per la maggior parte del tempo – commenta i filmati dell’epoca - dai Take That alla sua carriera solita – e i suoi eccessi.

Nei quattro episodi non sembra risparmiarci nulla, si mette a nudo e come scrive Barbara Ellen su The Guardian "Assistiamo al suo desiderio di credibilità, alla sua crudeltà (denigrando il collega dei Take That, Gary Barlow) e alla sua freddezza. […] Nel suo momento peggiore, Williams appare come un bambino geloso e pieno di rancore che pensa che ogni attenzione o merito rivolto altrove significhi che lui sia stato privato di qualcosa. Tuttavia, manca di umanità chiunque non provi compassione per lui mentre si disintegra sul palco di fronte a decine di migliaia di persone Infatti all’inizio dell’articolo scrive “ci sono momenti in cui mi chiedo: sembra una persona che è guarita?” 

 

Tutti i musicisti citati finora hanno in qualche modo fatto parte della mia vita e anche Jannacci l’ha sicuramente sfiorata – se poi sei milanese (provincia compresa) non puoi non conoscerlo, anche se Enzo Jannacci - Vengo Anch’io (uscito al cinema a settembre e ora disponibile su Netflix) ci mostra interviste al cantautore – in alcuni casi inedite – e le testimonianze di amici, colleghi, del figlio Paolo (che gli assomiglia molto)..e c’è anche Vasco!

Come ha spiegato il regista Giorgio Verdelli "non è una biografia, ma un’esplorazione del suo mondo insieme ai suoi amici e ai suoi “allievi” di più generazioni. L’artista Jannacci era inscindibile dall’uomo, da quel genio la cui capacità di sintesi e di invenzione non ha mai smesso di stupire ed emozionare. Ci manca Jannacci. Ci manca quel suo sorriso stralunato e intelligente capace di catturare un mondo con una parola racchiudendolo in un “Perché no”.


Ampio spazio è stato dato alla stretta collaborazione e amicizia con Giorgio Gaber, protagonista anche lui di un documentario Io, noi e Gaber, uscito nelle sale a novembre e ora disponibile su RaiPlay.

Girato tra Milano e Viareggio, ripercorre anche in questo caso la vita dell’artista attraverso i ricordi di quanti l’hanno conosciuto e con cui ha collaborato. Una pecca - mancano le didascalia di chi parla, vengono messe nei titoli di coda e se qualcuno è una faccia nota, per altri risulta difficile definirne il ruolo e comprendere fin da subito il discorso.

Raccontarlo per me è stato soprattutto un modo per ringraziarlo per tutto quello che nei decenni mi ha dato e, soprattutto, ha dato a tutti noiha sottolineato il regista Riccardo Milani è stata una voce importante, anticipando tutto quello che in questi decenni si è avverato, prevedendo che l’ideologia del mercato avrebbe schiacciato oggi tutte le altre, segnando una disperata continuità tra lui e Pier Paolo Pasolini.”

 

Entrambi li ritroviamo nel documentario in due parti Lato A – La storia della più grande casa discografica italiana, andato in onda su RAI 3 il 5 e il 12 aprile scorsi (ora su RaiPlay)

Qui non si parla di uno specifico musicista, ma come riporta il titolo di una casa discografica, la RCA e l’industria musicale che ha attraversato mode, cantanti e supporti di ascolto.

Anche in questo caso interviste a quanti hanno lavorato e fatto crescere RCA e la storia raccontata da Marco Giallini – non mancano però gli approfondimenti come quello relativo a Lucio Dalla e Gianni Morandi.

Davvero una piacevole scoperta, che chiude un po’ il cerchio!

 

Mi avvio alla conclusione snocciolando qualche titolo: sull’evoluzione dell’ascolto musicale segnalo la serie The Playlist su Netflix racconto romanzato in sei puntate -  con altrettanti punti di vista diversi  - della creazione di Spotify.

 

We Are the World: la notte che ha cambiato il pop (titolo originale, We Are the World: The Greatest Night in Pop) è il racconto di come è avvenuta la registrazione di questo brano (il 28 gennaio 1985) coinvolgendo un numero impressionante di big della musica e non solo. We Are the World si stima abbia venduto 20 milioni di dischi – ottavo singolo più venduto di sempre. Scritto da Lionel Richie e Michael Jackson, prodotto da Quincy Jones, fu realizzato per raccogliere fondi per la carestia in Africa.


Si trova su Netflix, così come Song Exploder: canzoni al microscopio. Adattamento televisivo in due stagioni di un fortunato podcast di Hrishikesh Hirway, ci racconta – attraverso interviste agli autori/musicisti – la nascita di un brano (porto un paio di esempi Losing My Religion R.E.M. e Love Again di Dua Lipa)

 

Gli altri li terrò in serbo per puntate future, ma nel frattempo vi segnalo quelle de Il divano chiama in cui ho parlato di musica - prendete appunti!

 

Puntata 18 dedicata alla serie Sun Records, storica casa discografica. Non è mai uscita in Italia, ma mi farei un giro online...

Puntata 29 - Quando la musica si fa serie è dedicata ai Foo Fighters (ho ripreso il titolo perché era in linea con questo episodio), poi puntata 47 – Hip Hop e infine puntata 52 - Heroes de Silencio e Rompan Todo: la storia del rock in America Latina.

 

Mi sembra un bel riassunto anche in vista della pausa che si prenderà questo podcast, ma prima ne farò una breve ancora sulla moda.

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